Le indicazioni confortanti che arrivano sul trend che sta caratterizzando le prenotazioni per la stagione turistica 2026 confermano la forza della destinazione Taormina, capace di non deragliare neppure di fronte ai drammatici avvenimenti del Ciclone Harry dello scorso 19-20-21 gennaio.
In quelle tremende 72 ore il centro storico è rimasto immune dalla tempesta, che ha però colpito il litorale e provocato danni significativi agli stabilimenti balneari. Qui è scattata una corsa contro il tempo coon gli operatori del settore che si stanno impegnando alacremente per farsi trovare pronti all’appuntamento con la nuova stagione. E’ chiaro ed evidente che ora è lo Stato, il governo centrale e quello regionale, che deve sbrigarsi, darsi una mossa e smetterla di perdere tempo con il solito “sesso degli angeli” della burocrazia e un groviglio di chiacchiere e perdite di tempo. In gioco non c’è soltanto la ricostruzione dei lidi e il futuro delle singole imprese ma l’indotto di un territorio ed il Pil di un intero comprensorio che sposta gli equilibri in ambito regionale. L’economia della Sicilia passa da qui.
Nel frattempo, come evidenziato dagli albergatori a TN24, le prenotazioni hanno subito ripreso a correre, il clima è quello giusto, di fiducia e di voglia di raggiungere ancora una volta Taormina e questo territorio, in un quadro nel quale – ricordiamolo – è fondamentale che non vengano lasciate indietro le altre “sorelle” Giardini Naxos e Letojanni.
Ad ogni modo è già indicativo che la destinazione Taormina si stia confermando più forte anche di una tempesta epocale. La grande bellezza rimette le cose a posto e si lascia alle spalle lo schiaffo poderoso della Natura che ha assediato e travolto la costa.
Ora la differenza la potrebbe e la dovrebbe fare la politica, a tutti i livelli. La politica regionale e nazionale, come detto, tergiversa o peggio ancora pensa che tutto si possa risolvere con qualche aiuto alla rinfusa, come avvenne nel momento della pandemia. Qualche migliaia di euro per rasserenarsi e rimettere in piedi al più presto i lidi. E poi? Non si comprende che l’equazione basilare stavolta sulla quale ci si deve muovere è “ricostruire = difendere”. Insomma rifare le strutture ma anche blindare le coste dal rischio di altri eventi analoghi. Risorse per evitare il bis di quel dramma, non qualche mancia per l’immediato.
Sul piano locale, evidentemente, non va meglio. Il dopo-mareggiata, per adesso, è un copione che a Taormina e nell’hinterland contempla le solite scene di “caciara” politica fine a se stessa. Il Ciclone viene considerato uno spunto per fare le prove generali delle elezioni Regionali tra i soliti veleni, simpatie-antipatie, rivalità, tatticismi prevedibili e sprazzi di doppia faccia e parole di circostanza. E ovviamente si tenta di far diventare la ricostruzione un moltiplicatore di consensi verso la lunga sfida delle “parrocchie partitiche” del 2027.
In tutto questa bailamme di dinamiche facilmente leggibili, a Taormina e nel comprensorio la politica dovrebbe rendersi conto che non è più tempo di chiacchierare, filosofeggiare, pontificare e giochicchiare con le piccole grandi strategie in modalità “fetta di crosta”. Meno che mai ci si deve illudere che la gente sia scema rispetto alle sinergie a “spizzichi e bocconi” con la filiera produttiva, fatte di qualche confronto una tantum, apparenze, circostanza e poco altro. Il turismo non è un oggetto da spolverare per le statistiche. Non è un souvenir di gesso ma il motore dell’economia di una terra che merita strategie sinergiche all’altezza, di ben altro spessore. Il turismo pretende una visione di ben più elevata caratura. Le potenzialità sono importanti, lo sappiamo tutti. Ma non si può pensare che possa sempre bastare il “pilota automatico” della storia e della bellezza, mentre l’uomo fa i Teoremi di Pitagora. La sostanza conta sempre più dell’illusionismo.
L’approccio odierno al turismo dalle parti di Taormina vive sul doppio binario dell’alta capacità dimostrata da segmenti di competitività e successo come l’hotellerie (il lusso ma anche una filiera di altri ambiti come l’extralberghiero, la ristorazione, etc), e poi l’inconsistenza imperturbabile della politica che s’approccia al mondo dell’ospitalità vacanziera come fosse una bancarella delle Lelli Kelly. Menomale che Madre Natura c’è…


