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Taormina, la Villa Comunale chiude per “alberature pericolanti”. Il vero disastro è l’Amministrazione

TAORMINA – Alle porte di Pasqua l’Amministrazione di Taormina chiude la Villa Comunale e “certifica” una gestione da zero in pagella della fase successiva alla tempesta di vento che aveva colpito la città ed in particolare il Parco Trevelyan tra il 12 e il 13 febbraio scorso.

“Si informa la cittadinanza che, con effetto immediato e fino a nuova comunicazione, la Villa Comunale resterà chiusa al pubblico. Il provvedimento si rende necessario al fine di consentire l’esecuzione di interventi urgenti di messa in sicurezza e sgombero di alberature pericolanti, a tutela della pubblica incolumità. Si invita la cittadinanza a rispettare la segnaletica presente e a non oltrepassare le aree interdette. Ci scusiamo per il disagio e ringraziamo per la collaborazione”. Questa la nota del Comune.

“Che disastro”, aveva dichiarato lunedì scorso il sindaco (eletto) Cateno De Luca e sulla questione avevamo evidenziato ieri il paradosso di un quadro nel quale i danni sono avvenuti il 12 febbraio, il 20 febbraio c’è stata la “riapertura parziale” senza il via ai lavori, poi l’11 marzo siamo arrivati noi di TN24 a mostrare transenne, alberi al suolo, l’immobilismo totale del Comune e l’immagine imbarazzante che veniva mostrata nel frattempo ai turisti. E poi il giorno dopo, il 12 marzo, in fretta e in furia, sono partiti i lavori riguardanti il “cimitero” degli alberi buttati giù dalla bufera. Quindi, il 23 marzo, 39 giorni dopo quella tempesta e i relativi danni, c’è stato il sopralluogo del sindaco (eletto) De Luca.

“Che disastro”, aveva esclamato De Luca. Ma qui siamo oltre al disastro. La gestione del dopo-bufera sulla Villa Comunale è tragicomica.

Il Comune riapre, come detto, la Villa Comunale una settimana dopo i danni, con una parte fruibile e il resto in condizioni pietose. Nel frattempo è stato fatto “gentile omaggio” ai turisti della visione di uno scempio e ora ci si accorge che c’è qualche altro albero pericolante e che bisogna chiudere subito. In definitiva a Taormina il sopralluogo del sindaco (eletto) arriva con 6 lunedì di ritardo dai danni. L’altro sindaco (quello fiduciario), il co-sindaco Massimo Brocato, che pure è un tecnico, e che tra l’altro sovrintende i vari uffici comunali, compreso l’Ufficio Tecnico, non ha realizzato o aiutato a far realizzare agli altri quale fosse l’esatto stato dei luoghi.

L’ordinanza n.12 del 20 febbraio scorso disponeva la “riapertura parziale” e “la conseguente fruibilità del Parco Comunale “Florence Trevelyan” ad eccezione delle aree ingresso di via Diodoro, casetta custodi, parco giochi bambini, torretta maggiore, che risultano opportunamente delimitate attraverso apposita transennatura”. In buona sostanza una verifica è stata fatta nell’immediatezza dei fatti avvenuti tra il 12 e 13 febbraio e in quella stessa ordinanza si richiamava, d’altronde, una “relazione tecnica”. Ma cosa era stato accertato? Boh. Non ci si è accorti che c’era un ulteriore pericolo? Non è stata fatta una ricognizione dettagliata e approfondita, come Dio comanda, dello stato dei luoghi?

Vedrete che si racconterà che c’è una problematica sopraggiunta adesso. Una cosa improvvisa, inattesa, fresca come l’“uovo” di Pasqua del Ducato. Pazienza. O magari c’è qualche “cronoprogramma” degli interventi con lo slow motion, anche alla Villa Comunale come si è già visto a Isola Bella. Tutto parte sempre a scoppio ritardato e magari il giorno dopo l’arrivo sui luoghi del nostro giornale TN24. Pura casualità.

“Che disastro”. No. Qui siamo oltre il disastro. E’ un disastro politico peggiore di quello ambientale, perché è mancata la capacità di individuare subito gli elementi di criticità, pianificare il ripristino dei luoghi e la messa in sicurezza, non a fine marzo ma 40 giorni fa, già il giorno dopo la bufera. E’ stata fatta confusione e si è perso tempo prezioso. La scelta di chiudere, intendiamoci, è corretta di per sé. E’ giusta e prudenziale, ma contraddittoria per come è scaturita. Condivisibile nella misura in cui non vi è dubbio che si debba sempre salvaguardare la pubblica incolumità lì dove può sussistere un pericolo. Ma questa stessa chiusura è incomprensibile per una ragione molto semplice: perché sinora il Parco Trevelyan è stato lasciato aperto al pubblico dal 20 febbraio in poi, con il rischio di esporre la gente a quel pericolo di cui oggi il Comune prende atto? Il controsenso è evidente.

Ecco perché siamo all’inadeguatezza inequivocabile dell’attuale governo della Città di Taormina. Siamo di fronte ad una interpretazione paesana del modo di gestire la cosa pubblica. Ed è un vulnus che ha un peso ancor più significativo perché si riflette su una località di prestigio come Taormina. Il mondo ci guarda ma Taormina non aveva una politica all’altezza prima e non ce l’ha nemmeno adesso. Ieri c’è stato il fallimento della classe politica locale, oggi c’è il flop di un’Amministrazione che, oltre la nebbia in Val Padana della sua auto-beatificazione, è altrettanto modesta. Sono cambiati gli attori (non tutti) ma il copione non è mutato. Il risultato è lo stesso, il bilancio complessivo era ed è negativo.

C’è un sindaco che ha altri traguardi da raggiungere, qui è assente ad oltranza e ora è pure impegnato nel suo kolossal della liberazione della Sicilia, ma Taormina non la vive mai e la frequenta solo per qualche ora il lunedì. L’altro sindaco – anzi, co-sindaco, lo abbiamo ribattezzato -, non avendo titolo formale per svolgere la funzione di alter ego con la fascia, si tiene ontano dai riflettori perché non intende fare “invasioni di campo” all’esterno del palazzo municipale, dove in realtà è lui a guidare la macchina e mette tutti in riga. Gli altri, già detto, fanno contorno e coreografia.

Repetita iuvant: così non si va più da nessuna parte. Taormina è una capitale del turismo che, nel momento stesso in cui la filiera produttiva corre e ottiene straordinari risultati, non può essere frustrata e mortificata dal paesanismo della sua rappresentanza politica. La città merita, esige e pretende molto di più. Bisogna alzare tutti l’asticella e accompagnare il momento positivo, invece Taormina assiste a una sequenza interminabili di piccoli e grandi errori. Ma soprattutto scene (e sceneggiate) che non si vedono più nemmeno nei paesini più sperduti.

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