TAORMINA – “Che disastro!”. Sono le parole del sindaco di Taormina, Cateno De Luca, sulle condizioni della Villa Comunale (o se preferite Parco Trevelyan) e sull’entità dei danni provocati dalla tempesta del 12 febbraio scorso. Vero. Come dargli torto, è un disastro sul serio. Piccolo particolare, però, la bufera di vento abbattutasi sulla città risale a 39 giorni prima e quell’affermazione del sindaco è di adesso, del 23 marzo 2026. Insomma, dopo quasi un mese e mezzo anche il sindaco (quello eletto) si è accorto che la Villa Comunale è messa male. “Minkia signor tenente”, diceva la buonanima di Faletti.
“Ho effettuato un sopralluogo alla Villa comunale insieme all’ing. Barbagallo e ai tecnici dell’Ufficio, per programmare un piano complessivo di interventi finalizzato al ripristino dello stato dei luoghi, duramente compromesso dai danni causati dall’uragano dello scorso febbraio. Una situazione resa ancora più delicata da condizioni di fragilità preesistenti, frutto di decenni di mancata manutenzione. Non si tratta solo di riparare ciò che è stato compromesso, ma di intervenire con una visione più ampia e strutturata. Per questo ho disposto un piano complessivo di interventi che interesserà l’intera area della Villa, con l’obiettivo di restituirla alla città in condizioni migliori, più sicura, curata e pienamente fruibile”.
Così scrive sui propri canali social De Luca nel pomeriggio di ieri, dopo un sopralluogo effettuato alla Villa nell’ambito del “Lunedì del sindaco”, l’appuntamento settimanale dedicato alla Città di Taormina da De Luca nella sua fitta agenda di impegni. Rigorosamente extra-taorminesi.
Per i “profani” che non conoscono le vicende di Taormina, il sopralluogo, alla Villa o magari in un altro posto, di De Luca viene in pratica organizzato su indicazione del co-sindaco delegato della città, Massimo Brocato, oppure su proposta di assessori e consiglieri per dare un senso di presenza in città da parte del sindaco (quello eletto) nel perimetro temporale stretto delle (poche) ore che ha a disposizione, per Taormina, ovvero un giorno alla settimana. Nel caso di assessori e consiglieri è un modo per dare un senso compiuto al ruolo piuttosto marginale degli esponenti della maggioranza in una stagione nella quale la catena di comando del Comune di Taormina comincia e finisce con De Luca e Brocato e poi sotto di loro c’è uno strapiombo. Una distanza più o meno grande come la Fossa delle Marianne, in termini di peso politico, rispetto ai due sindaci.
In realtà, sulla Villa Comunale va detto che De Luca aveva firmato un’ordinanza sindacale, la n. 12 del 20/02/2026, che una settimana dopo la tempesta ha disposto allora la “riapertura parziale” del Parco Trevelyan. Quell’ordinanza disponeva “…la parziale riapertura e la conseguente fruibilità del Parco Comunale “Florence Trevelyan” ad eccezione delle aree ingresso di via Diodoro, casetta custodi, parco giochi bambini, torretta maggiore, che risultano opportunamente delimitate attraverso apposita transennatura…”.
Ma probabilmente quell’ordinanza sarà stata formalizzata con la firma digitale, magari se ne sarà occupato il co-sindaco Brocato, perché il 20 febbraio scorso era un giovedì e in quella data il sindaco (eletto) De Luca non era a Taormina. Anzi De Luca era “in ritiro spirituale”, come lui stesso aveva fatto sapere in quelle ore.
La parabola del disastro della Villa, in realtà, si è compiuta in due fasi. Una l’ha provocata Eolo abbattendo una serie di alberi e scaraventone qualcuno anche contro le torrette, che già da tempo immemore sono a rischio e ora lo sono ancora di più. Ma il secondo disastro lo ha compiuto l’attuale Amministrazione con una gestione alla “carlona” del dopo-maltempo e dei danni riportati dal Parco Trevelyan.
La storia è nota. La notte tra il 12 e 13 febbraio arriva la bufera. Il 20 febbraio il Comune riapre subito la Villa Comunale con una “riapertura parziale”. Torna fruibile una sola parte del parco e attorno a quel tratto, prima ancora che partissero i lavori di ripristino dei luoghi, le transenne e i pini ancora a terra. Uno scempio visto, fotografato e filmato dai turisti, ai quali si è fatto gentile omaggio di passeggiare tra le rovine della Villa e portare a casa l’immagine di come teniamo a Taormina il giardino pubblico. Da quel momento trascorre un mese esatto e tutto rimane in quel modo. L’11 marzo arriviamo noi di TN24 ad accertare la situazione e la mostriamo, alla nostra maniera, con la buona informazione che va diretta al cuore dei problemi. Come per magia, 24 ore dopo, il 12 marzo partono i lavori alla Villa Comunale. Era una questione di procedura da “espletare” per i lavori, tutto era già in corso. Il “Cronoprogramma“, come si è detto nell’altro disastro amministrativo, su Isola Bella.
Una città dove un giornale fa un sopralluogo prima di un sindaco e fa scattare in 24 ore dei lavori che un Comune non ha saputo o voluto far partire per 30 lunghi giorni è una cosa che deve fare riflettere.
Quanto può valere la scena di un sindaco che arriva sul luogo di un disastro avvenuto 39 giorni prima, e attorno a lui ci sono altri amministratori che gli raccontano i fatti per informarlo, magari riferendo pure fesserie, c’è chi si guarda attorno e fa le foto alla “Turisti fai da te”. Sembra il remake di Alice nel Paese delle Meraviglie. Eppure siamo a Taormina ed è l’anno 2026. Bisognerebbe essere all’altezza di un posto così e alzare il livello, invece la politica sprofonda nel grottesco. E’ uno spaccato, ulteriore, di un modus operandi che non va. Dinamiche così mortificano la storia, la bellezza e il prestigio di Taormina ma prima ancora l’intelligenza dei taorminesi. Fessi per scelta sì, ma non allocchi sine die.
La Villa Comunale conferma che, al netto della Natura contro la quale l’uomo non può niente, la gestione amministrativa della Città di Taormina con il modello del Ducato, con due sindaci, le comparse di corte e la giostra, è un sistema che non funziona e mostra limiti evidenti. E se qualcuno pensa o si illude che per ribaltare la narrazione di questo quadro possa bastare la solita Messa cantata è fuori strada. Forse è il tempo di cominciare a far scorrere la clessidra. Acta est fabula.


