HomePoliticaTaormina, Comitati di Quartiere: partecipazione reale o arruolamento politico?

Taormina, Comitati di Quartiere: partecipazione reale o arruolamento politico?

Nelle recenti settimane il Comune di Taormina ha pubblicato sui propri canali social un avviso che avvia l’iter per la formazione dei Comitati di Quartiere in città. L’iniziativa ha già incassato il via libera del Consiglio comunale e adesso si tratta, insomma, di definire la fase attuativa.

“Il Comune di Taormina avvia le convocazioni preliminari della cittadinanza in vista delle elezioni dei Comitati di Quartiere. Un percorso di partecipazione aperto a tutti, per presentare il funzionamento dei comitati e avviare un confronto diretto con i cittadini sui temi del territorio. Gli incontri si terranno secondo il calendario indicato, presso la Sala Consiliare di Taormina e le Delegazioni. Un’occasione per contribuire attivamente alla vita dei quartieri e rafforzare il dialogo tra Amministrazione e comunità”.

Il 4 maggio scorso c’è stato un incontro con i residenti di Madonna Rocca-Chiusa. Poi a seguire il giorno dopo il Centro Storico, il giorno successivo Fontana Vecchia-Vecchio Macello, campo sportivo e Zappulla; quindi Trappitello, Chianchitta, Bruderi, Mastrissa, Palì, Farsa, Vallarà; infine Mazzeo, Spisone, Mazzarò, Isola Bella Villagonia.

L’11 maggio il Comune di Taormina ha poi sottolineato che è “disponibile il modulo di adesione ai Comitati di Quartiere”, e che vengono “istituiti per favorire partecipazione, confronto e collaborazione tra cittadini e territorio”. Si aggiunge: “È possibile aderire esclusivamente al Comitato relativo al proprio quartiere di residenza. Il modulo dovrà essere compilato e corredato da un valido documento di riconoscimento”.

Ed il 19 maggio ha scritto poi un post sui propri canali social l’attuale sindaco di Taormina, Cateno De Luca: “Elezioni comitati di quartiere start. In giunta è stata concordata la data di svolgimento delle elezioni dei Comitati di Quartiere che si terranno il 29 Giugno 2026. I Comitati di Quartiere in cui è stata divisa Taormina sono cinque: I Comitato Madonna Rocca-Chiusa; II Comitato Taormina Centro; III Comitato Fontana Vecchia-Vecchio Macello-Campo Sportivo-Zappulla; IV Comitato Chianchitta-Trappitello-Bruderi-Mastrissa-Palì-Farsa-Vallarà; V Comitato di Mazzeo-Spisone-Mazzarò-Isola Bella-Villagonia”.

E ancora: “Per la formazione di ogni singolo quartiere è necessaria l’adesione di almeno 12 residenti nello stesso. Il modulo di adesione è già disponibile sul sito del comune e sulla pagina Facebook dello stesso. A breve verrà pubblicato invece il modulo per chi volesse presentarsi, si ricorda infatti che, secondo il regolamento, si devono presentare almeno sei cittadini in un’unica lista il più votato diviene presidente e il più votato di tutti i presidenti di tutti i quartieri diventa il coordinatore dei presidenti”.

Adesione, modulo di adesione. I comitati sono stati fatti già negli anni passati a Messina, e prima ancora in altre realtà monocolore della zona ionica, come Santa Teresa di Riva. A Taormina – va detto – i comitati di quartiere erano nel programma elettorale (anno 2023) di chi governa. Poi è un’altra storia il fatto che verranno formati dopo 36 mesi di governo (anno 2026) lì dove la buona amministrazione (quella vera) avrebbe voluto che venissero fatti un paio di settimane dopo le elezioni Comunali. Il quadro spinge i soliti malpensanti a sostenere che si tratterebbe di uno strumento utile alla politica per avere contezza di chi risponde all’iniziativa o magari simpatizza per l’Amministrazione, e forse in futuro potrebbe pure volerla sostenere.

Ma il messaggio del sindaco ha spiegato il “senso” dell’iniziativa: “I Comitati di Quartiere sono degli organi civici di partecipazione attiva alla macchina amministrativa fortemente voluti da questa amministrazione. Il dialogo tra cittadini e istituzioni attraverso i Comitati è un modo per migliorare le attività sul territorio e i potenziamenti dello stesso, passando per le necessità reali dei cittadini che lo vivono. La partecipazione attiva della cittadinanza é per noi un valore aggiunto al profondo senso civico che guida sempre le scelte e le visioni del nostro territorio”.

Bene. Andiamo al dunque. Sulla carta, il fine è totalmente condivisibile e nell’Amministrazione stessa c’è chi ci crede e porta avanti l’idea con spirito apprezzabile e senso partecipativo sincero.

I comitati di quartiere potrebbero essere, quindi, rivelarsi una cosa utile e si sono visti nel tempo esempi ineccepibili di cittadini che si sono impegnati davvero per aiutare il loro territorio, come nel caso di Mastrissa. Salvo scontrarsi poi spesso con le diverse posizioni, le lentezze e una politica che, alla fine della fiera, decide in autonomia cosa fare, quando fare e come fare.

Nel caso odierno di Taormina appare alquanto relativa la volontà del Palazzo di far contare qualcosa i cittadini e coinvolgerli in termini incisivi. Prova oggettiva e incontrovertibile è il leitmotiv di questa stagione che vede in carica due sindaci che comandano e tutti gli altri – politicamente parlando – confinati ad un sostanziale ruolo politico di contorno. Non decidono, possono solo uniformarsi agli indirizzi strategici e alle decisioni dei sindaci. Punto. E se oggi non si dà il giusto peso e lo spazio dovuto a figure istituzionali come assessori e consiglieri, potrebbero contare i cittadini dei comitati dei quartiere? Certo che no.

Di conseguenza il tentativo – al vertice della piramide amministrativa – è quello di cucire addosso a questa iniziativa il vestito di una buona pratica di democrazia. Oltre la narrazione, poi c’è la realtà che è un’altra cosa. E che non si presta ad interpretazioni.

I comitati di quartiere rischiano di fungere da specchietto per le allodole e di fare da cassa di risonanza per decisioni prese altrove o che assecondano le cose per ingraziarsi il consenso popolare. Nel frattempo potranno servire come “parafulmine” rispetto alle lamentele dei residenti. Senza dimenticare che in passato esistevano i delegati delle frazioni, che venivano nominati dal sindaco pro-tempore: figure soppresse dall’attuale Amministrazione e che pure erano stati delle presenze che si erano impegnate per il loro territorio e in alcuni casi avevano ottenuto dei risultati di rilievo. I delegati operavano legittimati da una determina sindacale, senza moduli di adesione e formalismi allargati ma, comunque, riunendosi con i concittadini della frazione.

Quindi, più che un sussulto di democrazia partecipata, il lancio dei comitati alimenta il pensiero di tanti che la ricerca di adesioni ai comitati finisca per diventare un allargamento delle fila del coinvolgimento politico nel perimetro di chi governa. D’altronde, appena finita la tornata di voto del 24 e 25 maggio, la giostra della politica non si ferma mai e all’orizzonte c’è già una lunga maratona di appuntamenti elettorali. Incombono le Regionali e pure le future elezioni Comunali che proprio a Taormina cominciano a non essere lontane.

Partecipazione vera o arruolamento politico? Questo è il dilemma. I comitati di quartiere, che – per puro caso – stanno maturando all’incombere della fase finale di questa stagione amministrativa, s’incamminano sulla strada di un possibile o probabile modo partecipativo per drenare quel malcontento che da queste parti avanza verso gli amministratori e che galoppa proprio nei quartieri, in centro come nelle periferie.

Poco male. La parola d’ordine è “partecipare”. “Rafforzare il dialogo tra Amministrazione e comunità”. E’ l’ora di “un percorso di partecipazione aperto a tutti”. Ma nel quale comandano in due. “Tutto il resto è noia” cantava la buonanima di Franco Califano.

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