TAORMINA – Continua a far discutere negli ambienti politici locali la vicenda dell’esecuzione, operata dalla Guardia di Finanza, dell’ordine di confisca disposto nei confronti di un avvocato già condannato in via definitiva per peculato e corruzione nell’ambito della vicenda relativa alla riscossione del servizio idrico del Comune di Taormina. Sul caso si era registrata ieri una presa di posizione dell’attuale sindaco di Taormina, Cateno De Luca, che aveva ribadito di aver ereditato “un Comune in dissesto per livelli elevatissimi di corruttela“. Adesso arriva la replica a De Luca da parte dell’ex vicesindaco di Taormina, Salvo Cilona.
“A volte penso che il caldo è una brutta bestia – dichiara Cilona -, soprattutto per le persone che lo soffrono. Le dichiarazioni dell’on. Cateno De Luca, nella qualità di sindaco di Taormina, mi lasciano impietrito, sgomento e basito, quasi senza parole. La confisca di alcuni immobili ad un professionista che è stata oggetto di attività delle autorità preposte e di successive notizie di stampa, in realtà fa riferimento ad una vicenda che parte nel 2016, con l’Amministrazione Giardina, nella quale il sottoscritto aveva piena delega al Bilancio e alle Politiche Finanziarie. Dopo aver iniziato un percorso di recupero dei tributi, abbiamo quindi evidenziato allora a chi di dovere delle anomalie riscontrate nel settore Acquedotto. E le indagini delle autorità preposte, portate avanti in modo esemplare dalla Guardia di Finanza, hanno fatto chiarezza sui fatti”.
“I risultati di oggi sono sotto gli occhi di tutti. Non voglio continuare perché c’è anche amarezza per ulteriori, tristi, risvolti che ha avuto sempre questa vicenda in oggetto. Qualche settimana fa, il 28 giugno per esattezza, il sindaco di Taormina, dal palco del Kepos Fest di Putignano, ha rilasciato delle dichiarazioni “denunciando” i taorminesi come evasori e corruttori ed affermando che non pagavano le tasse. Testuale frase, disse De Luca che al suo arrivo a Taormina “il Comune era in dissesto perché il livello di corruttela era elevato e l’evasione era quasi all’80”.
“Su quelle dichiarazioni decisi di sorvolare ma oggi non è possibile. Mi vedo costretto a rispondere e ristabilire la verità dei fatti nei confronti di chi si prende meriti che non ha e ribadisce in una nota del 4 agosto che “…L’ente era finito in dissesto perché il livello di corruttela aveva raggiunto livelli elevatissimi e l’evasione dei tributi sfiorava l’80%…”.
“Tutte le denunce del sindaco ora in carica, contro i taorminesi, per corruzione, presso la Guardia di Finanza, ad oggi non hanno portato a nessun risultato. A differenza delle mie denunce, che invece hanno prodotto risultati importanti e tangibili. Mi riferisco alle anomalie che avevano riguardato il servizio idrico e anche alle 350 attività extralberghiere che erano “invisibili” a Taormina e da me denunciate anche in Consiglio comunale nella passata legislatura, quando era in carica l’Amministrazione Bolognari”.
“Come si può affermare che l’80% dei taorminesi erano evasori, facendo capire quindi che la quasi totalità della città non pagava i tributi? Vorrei ricordare, a tal proposito, che dal 2015 l’Amministrazione Giardina, che in parte ha sostenuto De Luca in campagna elettorale, aveva iniziato un percorso di recupero tributi. E nel giro di qualche anno aveva rimesso in ordine la cassa, evitando così che vi fosse un costante ricorso all’anticipazione di cassa. Inoltre vennero poste in essere una serie di azioni con le quali abbiamo consentito agli imprenditori taorminesi di rientrare dei debiti verso il Comune di Taormina, anche attraverso piano di rateizzazione. Non dimentichiamoci, in tal quadro, che in precedenza, il 2008 e il 2009 erano stati anni di crisi profonda sul piano turistico ed economico”.
“Ricordo, poi, che nel 2017 Taormina, subito dopo il G7, veniva considerata tra le prime 10 destinazioni turistiche del mondo (non tra quelle della Costa Blu). Oggi si raccolgono i frutti di chi in passato ha seminato bene, e mi riferisco a tutti i vari amministratori – nessuno escluso – che hanno avuto l’onore di servire la nostra meravigliosa città. Vorrei anche ricordare che il dissesto nasce non per colpa dell’evasione dei tributi ma per una serie di debiti contratti negli Anni Novanta con l’ex Impregilo e gli eredi Ferrara. Somme importanti, che a mio avviso Taormina avrebbe potuto onorare anche senza dichiarare il dissesto. Ma questa è un’altra storia”.
“Piuttosto invito il sindaco De Luca a ravvedersi in merito agli inopportuni aumenti disposti per alcuni servizi pubblici strategici, come i parcheggi e la funivia, in piena stagione turistica. Bisognerebbe approvare in Consiglio comunale l’abbattimento dell’Imu che ancora adesso è al 10,60% a Taormina”.
“Ma soprattutto – conclude Cilona – invito l’on. De Luca a moderare i toni e ad avere rispetto dei taorminesi. Faccia il sindaco di una della città più belle del mondo. La smetta di buttare fango su quelli che c’erano prima. Per quanto mi riguarda, come già in passato ebbi modo di sottolineare rivolgendomi proprio a lei, sono disponibile ad invitarla a casa mia e nel mio armadio potrà trovare soltanto vestiti di marca, camicie di taglia su misura, cravatte griffate e le scarpe… Tra l’altro diversi esponenti politici di quella Taormina di ieri sono con lei oggi in Giunta e in Consiglio comunale o in altri ruoli politici. Ed alcuni hanno anche votato a favore del dissesto. Per correttezza, tanto si doveva”.


