Ore drammatiche in Sicilia, l’ira delle mareggiate non si placa e la gente è costretta ad assistere dalle proprie abitazioni alla furia impressionante delle acque. I marosi devastano la costa, distruggono interi tratti di lungomare e poi trascinano tutto verso i centri abitati, raggiungendo le strade. E’ uno scenario che sconvolge e toglie il fiato quello a cui stiamo assistendo.
A destare ulteriore preoccupazione è anche e soprattutto il fatto che il Ciclone Harry non ha ancora raggiunto il Canale di Sicilia e la fase di pressione massima sui territori, già gravemente danneggiati, si vivrà tra stasera e la nottata.
E mentre la furia del ciclone si abbatte con violenza e senza sosta sulla zona orientale dell’isola, c’è dolore per quello che è accaduto e paura per quello che potrebbe ancora avvenire. In tanti, soprattutto sui social, stanno invocando l’intercessione dei Santi, affinché possano fermare la violenza feroce delle mareggiate.
Davanti a un mare che sembra impazzito e non pare più appartenere alla terra ma la sfida e si va a riprendere quello che l’uomo le ha tolto, la gente prega e spera che tutto finisca al più presto e che qualcuno o qualcosa possa fermare questa forza distruttrice senza precedente.
Il popolo siciliano si rivolge al cielo con quella disperazione composta che appartiene a chi vive da secoli in una terra già colpita da calamità e disagi. E’ un popolo che si è rialzato e si rialzerà anche stavolta ma che, intanto, chiede ai Santi di venire in aiuto della popolazione.
Nelle piazze sferzate dal vento e lungo i litorali minacciati dalle onde altissime, si leva un coro da brividi di invocazioni ai Santi Patroni. È un rito che va oltre la logica della meteorologia ma quando si verificano drammi del genere, saltano tutti gli schemi e la disperazione prende il sopravvento su ogni cosa. Come il mare, ormai da diverse ore, si sta prendendo ogni metro della costa e non accenna ad indietreggiare.
Sui social chi chiede a gran voce che le pesanti statue lignee, protettrici di città e borghi marinari, vengano portate fuori dalle navate sicure delle chiese per essere poste contro l’abisso. E’ un rito che si verificò in passato anche sull’Etna, quando la lava avanzava e danneggiava tutto e nulla sembrava poterla fermare. A quel punto venne posizionata la statua di Sant’Alfio di fronte al vulcano.
“Metteteli davanti al mare”, sussurrano i fedeli mentre osservano dalle abitazioni le potenti raffiche delle onde che sferzano la costa, convinti che lo sguardo di un Santo potrebbe placare l’ira funesta dei flutti e porre fine a questo incubo, lì dove le barriere di cemento hanno fallito.
Si invocano Sant’Agata a Catania, Santa Rosalia a Palermo, San Francesco di Paola per i pescatori, a Giardini Naxos è stata invocata Santa Maria Raccomandata e così anche a Mazzeo con Santa Maria Goretti, e così i tanti patroni locali, chiamati idealmente a far scudo alle comunità contro l’avanzata spietata delle acque. È l’ultima trincea di un’isola che, nel momento del massimo pericolo, non si affida solo ai bollettini, ma invoca la protezione celeste in quel legame indissolubile tra il sacro e la salsedine, sperando che un gesto antico e a suo modo temerario possa, ancora una volta, arginare l’impossibile e cambiare la storia.


