HomeParlamentoSchlein all’angolo: il piano per non farsi scippare la leadership dall'avvocato

Schlein all’angolo: il piano per non farsi scippare la leadership dall’avvocato

Il rischio che Elly Schlein si ritrovi a perdere la sfida della leadership prima ancora di averla ufficialmente aperta è diventato un tema centrale nei corridoi del Nazareno. Mentre Giuseppe Conte capitalizza la sua immagine di oppositore senza sconti, la segretaria del Partito Democratico si trova stretta in una morsa: da un lato la necessità di tenere unito un partito frammentato, dall’altro l’offensiva di un alleato che sembra aver trovato la chiave per parlare al cuore dell’elettorato progressista. Per invertire questa tendenza e neutralizzare l’OPA ostile del leader 5 Stelle, Schlein non può più limitarsi a una postura di attesa o di mediazione, ma deve cambiare radicalmente passo, partendo proprio dal recupero di quel terreno che oggi Conte le sta sottraendo, in particolare nell’area di Alleanza Verdi e Sinistra.

La prima mossa per Schlein consiste nel rivendicare con forza l’originalità della propria proposta radicale, evitando di farsi scavalcare su temi che dovrebbero essere il DNA della sua segreteria. Se Conte oggi appare più attraente per gli elettori di AVS, è perché viene percepito come più netto e meno vincolato dalle liturgie correntizie del PD. Schlein deve dunque “de-istituzionalizzare” la sua immagine, tornando a parlare il linguaggio delle piazze su clima, diritti civili e precariato con una chiarezza che non lasci spazio alle ambiguità tattiche di Conte. Non basta partecipare alle manifestazioni; serve che il PD diventi il motore primo di quelle battaglie, costringendo il Movimento 5 Stelle a inseguire su proposte concrete e dirompenti, come il salario minimo o la patrimoniale sui grandi patrimoni, trasformando il PD nel vero pivot del cambiamento.

Parallelamente, la segretaria, secondo i suoi elettori, dovrebbe tentare di giocare la carta dell’affidabilità internazionale e di una visione europea, un campo dove Conte mostra ancora diverse fragilità e contraddizioni. Mentre il leader pentastellato oscilla su posizioni spesso ambigue riguardo alla politica estera e alla collocazione europea, Schlein può accreditarsi come l’unica figura capace di dialogare con le grandi famiglie del socialismo e del green europeo. Questo le permetterebbe di rassicurare quella parte di elettorato che cerca sì il cambiamento, ma rifiuta derive populiste o isolazioniste. Neutralizzare Conte significa anche mostrare che la sua leadership non sarebbe solo una protesta, ma una forza di governo credibile e inserita nel contesto occidentale, togliendo al leader 5 Stelle l’esclusiva della rappresentanza del “mondo del lavoro” e delle periferie.

Infine, il recupero passa per una gestione più muscolare del campo largo. Schlein deve smettere di subire i veti e le fughe in avanti di Conte, iniziando a dettare lei le condizioni dell’alleanza. Per evitare che gli elettori di AVS o della sinistra dem scivolino verso il Movimento, il PD deve farsi garante di una coalizione che non sia una semplice somma di sigle, ma un progetto a guida democratica dove i temi dell’ambiente e della giustizia sociale siano centrali e non solo slogan elettorali. Solo mostrandosi come la vera “garante” dell’unità e del programma, Schlein potrà depotenziare l’immagine di Conte come unico uomo solo al comando, riportando il baricentro della sfida a Meloni all’interno di un progetto collettivo di cui lei sia la guida naturale e non solo formale.

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