HomeNotizie dalle regioniSanremo, sequestrati droga e telefoni cellulari in carcere: 100 indagati

Sanremo, sequestrati droga e telefoni cellulari in carcere: 100 indagati

La Polizia di Stato di Imperia, in collaborazione con il Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria di Torino, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Imperia nella persona del Sostituto Procuratore dott. Matteo Gobbi, nei giorni scorsi hanno notificato 100 avvisi di conclusione indagini a carico di altrettanti soggetti responsabili a vario titolo dei reati commessi nel periodo che va dal luglio del 2023 al luglio dell’anno successivo.

L’indagine, scaturita dal ritrovamento di sostanze stupefacenti destinate ai reclusi della Casa Circondariale di Valle Armea, ha permesso di ricostruire in maniera dettagliata l’iter di approvvigionamento e successiva vendita della droga all’interno delle mura dell’istituto. Attraverso una serie mirata di attività tecniche, di riscontri sul territorio e all’interno del carcere, gli investigatori hanno ricostruito il complesso sistema attraverso il quale i detenuti italiani e stranieri, principalmente allocati in due specifiche sezioni dell’istituto, grazie alla costante collaborazione di persone esterne alla vita detentiva, si approvvigionavano di sostanze stupefacenti che poi venivano rivendute all’interno del carcere a prezzi di gran lunga superiori rispetto al mercato esterno. Nel corso dell’indagine venivano individuati i diversi compartecipi all’attività illecita e i canali attraverso i quali venivano rivendute le sostanze nonché i destinatari delle somme di denaro provento di quelle illiceità.

In quella struttura era presente una vera e propria attività di brokeraggio della droga, principalmente svolta all’intero delle aree comuni dell’istituto ed in particolar modo nella biblioteca, nonostante la sorveglianza del personale presente. Sono stati individuati e segnalati alla Procura della Repubblica gli autori di un violento episodio avvenuto in data 09.12.2023 quando due diverse fazioni di detenuti si affrontavano, armati di bastoni, lungo le scale dell’istituto, dando corso ad una sanguinosa e cruenta rissa terminata con diversi feriti.

L’indagine ha inoltre permesso di rivelare la costante e sistematica disponibilità di apparecchi telefonici e smartphone in uso ai reclusi, con i quali intrattenevano costanti contatti con il mondo esterno anche attraverso i profili social personali dei detenuti. La complessa attività investigativa, che restituiva il quadro della vita carceraria, culminava con una serie di perquisizioni avvenute all’interno ed all’esterno della Casa Circondariale, permettendo di rinvenire all’interno del carcere diverse sostanze stupefacenti, telefoni cellulari e armi rudimentali di produzione artigianale prodotte dai detenuti.

Alle perquisizioni, oltre al personale della Squadra Mobile di Imperia e del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria di Torino, prendevano parte anche gli uffici della Polizia Scientifica della Questura di Imperia ed i nuclei cinofili delle due Amministrazioni coinvolte.

Al termine dell’attività, oltre ai normali fiancheggiatori esterni, ai canali di approvvigionamento, ai diversi corrieri delle sostanze di volta in volta individuati e come già detto, ai destinatari delle somme provenienti dalla vendita, venivano segnalati all’A.G. procedente sia una psicologa dell’istituto, con l’accusa di aver consegnato in diverse occasioni ai detenuti, illiceità di vario genere ed un agente della Polizia Penitenziaria in servizio presso quell’istituto, reo di aver dichiarato il falso in merito ai fatti avvenuti durante la rissa.

La complessità dell’indagine, avvenuta in un ambiente particolarmente critico ed estremamente chiuso al mondo esterno, come quello di un istituto penitenziario, ha comunque permesso di porre fine ad una fiorente attività di spaccio di droga e al commercio di telefoni che, come avvenuto nel corso della rissa, alimentava ulteriori problematiche in seno alla vita carceraria, costringendo talvolta anche i familiari dei detenuti ad intervenire economicamente per saldare i debiti contratti dai reclusi che altrimenti sarebbero stati sottoposti a violenze intramurarie.

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