TAORMINA – A Taormina non è ancora Pasqua eppure comincia a maturare una inattesa “resurrezione” fuori stagione. Stiamo parlando dell’ex ospedale San Vincenzo, abbandonato al degrado e alla vergogna totale da almeno 30 anni a questa parte. Un immobile che un tempo era punto di riferimento per la città era ormai ridotto ad un letamaio sconcertante, stuprato dal degrado e persino diventato sino a qualche tempo fa dimostra di senza tetto e sbandati.
E allora TN24 vi porta nel cantiere dell’ex ospedale che, in sordina, lontano dai riflettori, comincia finalmente a ritrovare la dignità perduta.
L’iniziativa in corso per il recupero funzionale dell’immobile viene realizzata dalla Regione Siciliana per conto del Ministero della Salute. Ricordiamo che l’ex ospedale di Taormina, di fatto, appartiene per metà alla Regione, con un’ala adibita ad uffici del distretto sanitario, sotto l’egida dell’Asp 5 Messina, mentre l’altra parte, a monte, è del Comune di Taormina.

Ed è qui, in questa parte consegnata da molto tempo a questa parte, dalla Città di Taormina e da tutta la sua classe politica, all’indecenza assoluta, che adesso si sta intervenendo nel contesto di un progetto che rientra nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). L’iter avviato prevede la realizzazione di un Ospedale di comunità, opera che rientra nella componente M6C1 – Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, con relativo investimento M6C1 /1.3 per il “Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture” (Ospedali di comunità).

Le opere poste in agenda con i fondi del PNRR interessano l’ultimo piano più la parte esterna del complesso, che per intendersi dà sul lato della piazza Padre Pio. Un’area che comincia a rivedere la luce al crepuscolo di decenni di incuria, trascuratezza e menefreghismo delle Istituzioni locali.

Lo stato dei luoghi trovato, nel frattempo, dagli addetti ai lavori dell’impresa che sta intervenendo in questa fase è a dir poco imbarazzante. Fa impressione la condizione di un immobile che avrebbe dovuto rappresentare una risorsa per il territorio e per la gente e che, invece, è stato ridotto alla fatiscenza assoluta. Tutto si è ammalorato, ma soprattutto gli operai stanno tirando fuori dagli ambienti interni l’inverosimile, in termini di spazzatura e materiali di scarto di ogni genere. C’è di tutto, l’ex ospedale era ormai una discarica, in un’area interessata anche da parziali crolli.

Il vecchio ospedale di Taormina, che fu sede in passato dell’Acquedotto comunale, era diventato rifugio di barboni e sbandati e proprio qui i più attenti ricorderanno che ci fu in passato, diversi anni fa, un blitz notturno della Polizia di Stato degli agenti del Commissariato di Taormina, con la Polizia municipale, che sorprese all’interno dell’edificio delle persone che “alloggiavano” abusivamente negli ambienti degradati del complesso in questione e dispose così che l’edificio venisse sgomberato.

C’è sul serio di tutto, visitare la zona a monte dell’ex ospedale è come fare un viaggio nel Terzo Mondo. Le condizioni sanitarie di alcuni ambienti sono ai limiti del praticabile. Chi veniva qui non aveva difficoltà a fare quel che voleva. C’era chi dormiva o si ubriacava, chi scopava e chi si drogava. E si espletavano i bisogni defecando per terra. Nudi alla meta, liberi tutti, padroni di una terra di nessuno.
Già da diverse settimane ora si sta intervenendo per liberare, intanto, l’edificio dall’enorme quantitativo di rifiuti e materiali vari che necessitano di essere rimossi. Poi si inizierà a passare alla fase di ristrutturazione del corpo edilizio, sulla base del progetto previsto. Gli ospedali di comunità finanziati dal Pnrr in Italia sono 400, con 1 miliardo di euro destinato a questa finalità, e tra queste strutture c’è anche Taormina. Ovviamente c’è già chi penserà che chissà se e quando verranno mai completate le opere. Tuttavia anche questo finanziamento, come tutti quelli con fondi PNRR, ha dei vincoli ineludibili, una procedura di inizio-fine che non ammette perdite di tempo. La tempistica è a stretta scadenza, da qui a 2 anni bisognerà fare e finire tutto e non si può derogare. L’ospedale di comunità a Taormina lo si dovrà costruire, quindi, entro il 2026. Alla Regione Siciliana sono stati assegnati 638 milioni di euro per 260 interventi infrastrutturali e 471 di innovazione e digitalizzazione del sistema sanitario regionale. In quest’ottica, il presidente della Regione, Renato Schifani ha deciso di creare una struttura interna di monitoraggio per vigilare rigorosamente sul rispetto dei tempi di tutti i cronoprogrammi. “Ho chiesto a tutti i dipartimenti regionali coinvolti – ha detto Schifani – uno sforzo ulteriore per superare ogni criticità e raggiungere gli obiettivi nei tempi previsti. La Missione Salute del Pnrr è una grande opportunità per migliorare il nostro sistema sanitario e l’assistenza territoriale, sia in termini di infrastrutture che di servizi e non possiamo permetterci ritardi o indugi di nessun tipo. Nel ribadire la mia fiducia a tutti i soggetti competenti ho chiesto il massimo impegno. Io sono al loro fianco, pronto a intervenire per rimuovere ogni ostacolo che potrebbe separarci dal raggiungimento dei nostri obiettivi. L’ho detto e lo ripeto: sono qui per dare una svolta alla Sicilia, anche in tema di sanità e non arretrerò di un millimetro fino a quando non vedrò un sistema più moderno, più efficiente e al servizio di ogni singolo siciliano. I tempi dell’immobilismo sono passati, questo è il momento di rimboccarsi le maniche e di pensare al bene comune“.

Non sappiamo, sinceramente, se l’ospedale di comunità sarà poi realmente una struttura utile ai cittadini, anche perché nella sanità, nel tempo, sono stati buttati via soldi come caramelle e ancora adesso in Italia si fanno tante chiacchiere inutili con il solito gioco delle parti, polemiche sterili e strumentali mentre i cittadini fanno salti mortali per curarsi e spesso rinunciano persino a tutelare la loro salute, perché impossibilitati da un sistema che non funziona.
Nel caso di Taormina, d’altronde, gli uffici stessi dell’Asp, nell’ala funzionante del vecchio ospedale, sono stati abbandonati a se stessi da tempo immemore e i professionisti, medici e lavoratori, che operano in questo contesto, devono districarsi tra mille difficoltà, strumentazioni che spesso non funzionano e ambienti anche qui fatiscenti. Vedremo se l’ospedale di comunità avrà un senso o se, invece, sarà stato uno spreco di soldi. Nel frattempo, va detto che questo progetto sta consentendo di riqualificare un luogo che era ormai sprofondato in una condizione che dovrebbe fare arrossire di vergogna la classe politica taorminese, senza distinzioni da una parte e dall’altra, tutta. L’unico vero sussulto di attenzione per questo immobile si registrò quando la Regione stava compiendo la “furbata” della messa in vendita del bene e stava per appropriarsi anche della parte di cui è titolare il Comune di Taormina: l’alienazione era già pronta, e l’ex ospedale era destinato a qualche speculazione per diventare probabilmente un albergo o magari un complesso residenziale con appartamenti per “conquistadores” e residenti farlocchi estivi. A sparigliare le carte arrivò poi l’avvocato Dino Papale, che riuscì a stoppare la vendita e a ribaltare in extremis l’esito della vicenda che stava portando ad un altro scippo alla città. Papale produsse un documento del passato che dimostrava, in pratica, il diritto alla titolarità di una parte dei locali da parte del Comune, con relativo vincolo d’uso per finalità sociali. Un lampo di orgoglio delle Istituzioni taorminesi in una interminabile era in cui nessuno si è più mosso per ridare un senso e un’utilità collettiva a questa struttura.

“Non ci sono soldi”, è stato il mantra di una lunghissima stagione nella quale a Taormina, oggi terra promessa del “moralismo-fighettismo” 2.0 sui social, non si è mai pensato di riqualificare l’ex ospedale e, al netto delle criticità finanziarie del Comune, non si è mai cercata un’azione concertata tra il Comune stesso e l’Asp per cercare di ridare decoro a questo bene. Così, alla fine della fiera, perlomeno una cosa di buon senso la si poteva fare eppure non è mai stata fatta neppure quella: tenere quei locali puliti e portare via i rifiuti, senza voltarsi dall’altra parte e consentire che, a due passi dal centro cittadino, il vecchio ospedale divenisse una dependance di senza tetto e sbandati. Una mortificazione senza alibi alla memoria e alla generosità di chi, questo bene, lo aveva donato alla Città di Taormina: un lascito per finalità sociali, non per consentire una fogna a cielo aperto.


