Giorgio Mulè si avvicina sempre più alla candidatura alla Presidenza per le Regionali in Sicilia del 2027. Il vicepresidente della Camera è l’uomo sul quale probabilmente Forza Italia punterà per la tornata elettorale che comincia ad avvicinarsi all’orizzonte e alla quale il centrodestra sta arrivando stavolta senza il vento in poppa. Le elezioni Amministrative sono state un test negativo e hanno fatto seguito ad altri risultati deludenti. Si avverte chiaramente la necessità di invertire la tendenza e di puntare su un volto nuovo per cercare di (ri)conquistare la fiducia dei siciliani.
Eloquenti, d’altronde, sono state le parole di Mulé sull’esito dei ballottaggi di domenica e lunedì scorso in Sicilia: “I risultati elettorali siciliani rappresentano una ferita che fa male al centrodestra e a Forza Italia. Con l’ennesima prova che quando si marcia divisi si perde con numeri al limite dell’umiliazione. Ne è perfettamente cosciente Nino Minardo, che ha da poco raccolto da commissario di Forza Italia il testimone di un movimento che per troppo tempo non si è interrogato sul reale stato di salute preoccupandosi piuttosto di conservare posizioni di gestione e di potere. Non dovevamo permetterlo prima e a maggior ragione non possiamo permettercelo più per rispetto alla nostra storia e alla nostra comunità. Prima di leggere le ultime, tristissime pagine di cronaca avevo invocato una sana e onesta intransigenza nell’attività di ogni dirigente ad ogni livello”.
Mulè prova a suonare la carica e avanza verso la nomination per il dopo-Schifani: “È la stessa stella polare che deve guidare un’azione immediata di risanamento etico e rinascimento politico che io per primo voglio condurre mettendomi, come ho già fatto, totalmente a disposizione di Forza Italia e del centrodestra. Questo risanamento etico pretende un’azione coraggiosa, incisiva e profonda nei territori con la capacità che è parte del nostro dna di essere – o tornare a essere – un punto di riferimento per chi crede nei valori moderati e liberali che ispirarono Silvio Berlusconi”.
Mulè, a differenza di altri, non si auto-candida, conosce le dinamiche della politica e le rispetta, ma fa capire con chiarezza che lui sarebbe disponibile ad accettare la sfida e che non avrebbe timore a metterci la faccia per una proposta di governo nella sua terra. Nei palazzi che contano, ma prima ancora nel sentire comune della gente, il nome di Giorgio Mulè viene percepito come una figura apprezzata. E’ uno che conta in Forza Italia e che si è meritato sul campo la sua posizione, facendo un lungo percorso all’interno del partito e – particolare non irrilevante – gode della piena fiducia e della stima della famiglia Berlusconi. Era così con Silvio Berlusconi ed è lo stesso con i figli Pier Silvio e Marina. Ha fatto la sua “gavetta”, da giornalista di qualità prima ancora che da politico.
Il nodo da sciogliere ora è quello della ricandidatura di Renato Schifani, le cui chance di guidare nuovamente il centrodestra alle prossime Regionali sono crollate in via definitiva o quasi, e che verrà chiamato, in pratica, a farsi da parte come avvenne nell’estate del 2022 con Nello Musumeci.
La legislatura a Palazzo d’Orleans volge al traguardo e arriverà alla scadenza naturale, a meno di sorprese. Nel frattempo è già partita la lunga campagna elettorale. La quadra sull’addio di Schifani la si troverà, di questo ne sono certi negli ambienti di Forza Italia e più in generale nel centrodestra. E anche quella parte anche ancora sostiene la ricandidatura dell’attuale governatore, si sposterà su altre posizioni. Con calma, nei tempi e nei modi. E’ il gioco delle parti. E’ nella logica delle cose. Comprese le schermaglie con Fratelli d’Italia, che lancia il sasso nello stagno su una candidatura in quota ai meloniani, pensa di rimettere in campo Nello Musumeci ma che alla fine difficilmente potrebbe dire alla eventuale discesa in campo di una figura autorevole e competitiva come Mulè.
Serve uno scossone, altrimenti il centrodestra rischia una “Caporetto”. Mulè intanto avanza e, tra l’altro, anche nei sondaggi di questi giorni viene considerato il profilo più spendibile e riconosciuto come politico credibile che potrebbe dare un volto nuovo al centrodestra rispetto alle valutazioni che farà l’elettorato. Una presenza che potrebbe porsi in discontinuità con gli equilibri attuali e che porterebbe autorevolezza nelle interlocuzioni politiche e soprattutto nell’ottica di una contesa che stavolta non sarà una “passeggiata” per il centrodestra.


