Cateno De Luca non perde occasione per provare a lanciare la sua corsa per le Regionali. Il sindaco di Taormina torna in città per presenziare all’evento Bvlgari e spinge, ancora una volta, per le elezioni anticipate. Uno scenario possibile, che si fa anzi probabile, perché ora anche il centrodestra comincia a pensare a questa opportunità. Ma non è ancora fatta e non c’è nulla di definito come il sindaco di Taormina “furbescamente” lascia intendere in queste ore.
De Luca, alla De Luca, si è lanciato in un nuovo “spot” per il voto anticipato trasformando, in sostanza, il messaggio mediatico sulla cena tenutasi al San Domenico Palace. La cena è avvenuta alla presenza, tra gli altri, dell’attrice Luisa Ranieri (testimonial Bvlgari) e del marito, l’attore Luca Zingaretti, a margine dell’inaugurazione della boutique Bvulgari in Corso Umberto. Il leader di Sud chiama Nord ha colto l’occasione invece, per raccontare qualcosa di diverso e cioè che c’era stato un rendez vous politico.
Al San Domenico, in effetti, c’era Gianfranco Miccichè, che si è concesso un fine settimana di relax nella Perla dello Ionio. I due politici hanno preso parte all’evento Bvlgari, dal taglio del nastro e relativo cocktail alla successiva cena nel lussuoso hotel taorminese.
E – come aveva anticipato da TN24 nella giornata di venerdì – Miccichè ha colloquiato con De Luca sullo scenario palermitano: ne hanno discusso prima ancora di trovarsi insieme nei saloni del San Domenico.
“Abbiamo finito al San Domenico e devo confermare che si è scritta la conclusione del governo Schifani. Sono venuti da tutta la Sicilia, per definire quello che è la strategia conclusiva del governo di liberazione. Saranno elezioni anticipate. Preparatevi con le scarpe da tennis. Siamo in campagna elettorale”, annuncia De Luca a tarda serata.
Miccichè, in realtà, da Taormina fa sapere altro. Brinda e sorride con De Luca e flirta con lui, sapendo che sicuramente il governo Schifani è in ogni caso ai titoli di coda ma il quadro è ancora tutto da costruire. Il leader di Grande Sicilia vede un orizzonte fatto di incroci con Roma, non soltanto con le Politiche ma anche con le dinamiche del Quirinale. A suo avviso lo scenario più probabile per le Regionali in Sicilia ad oggi rimarrebbe quello del voto a maggio del 2027, e che non ci sarebbe una particolare volontà di andare a casa da parte dei parlamentari siciliani ai quali è stato proposto da De Luca di aderire al documento delle dimissioni di “massa” lanciato nei giorni scorsi. Una mossa per raccogliere le 36 firme necessarie a sciogliere entro luglio l’Ars e andare alle urne in autunno.
In buona sostanza, De Luca sgasa, si carica e forza la mano per arrivare all’obiettivo del voto immediato in un’estate che lo vede già in campagna elettorale da mesi. Ma tra i suoi colleghi d’aula, quelli della litigiosa maggioranza in crisi di Renato Schifani, non c’è al momento una linea concorde: c’è chi prende in considerazione il voto a ottobre e valuta che si potrebbe staccare la spina ora e che forse convenga farlo, perché la Regione ha un avanzo di amministrazione di 7 miliardi (al 31/12/2025) che potrebbe diventare un “paracadute” per la prossima sfida elettorale del centrodestra. Altri, tuttavia, non si appassionano all’idea di votare subito e vogliono andare avanti, perché c’è il “fattore pecunia”.
Non occorre fare un disegnino per evidenziare che alcuni inquilini dell’Ars non hanno alcuna intenzione di rinunciare a cuor leggero ai vantaggi (e privilegi) economici di un altro, ultimo, anno di legislatura. Annessi e connessi che, si sa, in politica contano molto di più di ogni poesia.


