TAORMINA – Il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, intensifica le sue “grandi manovre” in vista delle elezioni Regionali, in agenda nel 2027 ma che molto probabilmente verranno anticipate a questo autunno.
Il capo di Sud chiama Nord si sta muovendo nel tentativo di scomporre l’attuale quadro, cercando da una parte di “cavalcare” la “tigre” del campo largo e portando dall’altra parte una lunga serie di attacchi al centrodestra per fiaccare la maggioranza – già alle corde – di Renato Schifani o quel che poi ne rimarrà quando naufragherà in via definitiva la prospettiva di ricandidatura per l’attuale governatore.
A Taormina, nel frattempo, ha deciso di concedersi un fine settimana di relax uno dei protagonisti della politica siciliana, l’ex presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè. La presenza del leader di Grande Sicilia non passa inosservata e, a quanto risulta, è previsto, in queste ore, un aperitivo politico tra Micciché e De Luca. Da una parte l’ex coordinatore regionale di Forza Italia è al lavoro per dare un ruolo di primo piano al suo movimento, dall’altra parte il parlamentare di Fiumedinisi spinge sull’acceleratore per destabilizzare lo scacchiere e raccogliere adesioni trasversali al suo progetto del cosiddetto “Governo di liberazione”.
De Luca, dopo aver lanciato l’Opa sull’Udc “orfana” di Totò Cuffaro (con il sostegno, tra l’altro, di Sud chiama Nord alla candidatura a sindaco del parlamentare centrista Carmelo Pace alle Comunali a Ribera), ora vorrebbe convincere Miccichè a schierarsi su un fronte autonomista che sappia “smarcarsi” dagli accordi romani. E qui si arriva ad un passaggio che sarà poi uno spartiacque, perché Grande Sicilia va avanti con il suo tridente: Gianfranco Micciché, Roberto Lagalla e Raffaele Lombardo.
La chiave è anche e soprattutto uno dei tre fondatori, Lombardo. La strategia che deciderà di mettere in campo l’ex presidente della Regione sarà uno dei temi centrali che sposteranno gli equilibri nel risiko delle alleanze per le prossime Regionali. Lombardo, si sa, è il “nemico” storico per eccellenza di De Luca, come allo stesso modo De Luca non gode della simpatia di Lombardo. I tempi della comunione d’intenti nell’Mpa tra i due sono distanti ere geologiche e anni luce. Ma la politica è l’arte del “mai dire mai”.
Se c’è una cosa certa della prossima, ormai incombente, campagna elettorale per le Regionali in Sicilia è che Cateno De Luca tenterà il tutto per tutto per dare l’assalto a Palazzo d’Orleans e per rilanciare le sue chance di candidatura alla Presidenza. Morale della favola: De Luca parlerà con amici e nemici, di destra, sinistra, centro, sopra e sotto. Il “feeling” di vecchia data con Micciché (vedi ad esempio Forza Italia-Europee 2019) viene considerato dal sindaco di Taormina la mossa che può portarlo ad aprirsi un varco con Grande Sicilia, nell’ottica di quel fronte trasversale che l’Imperatore del Nisi sogna per il dopo-Schifani.
Così, in un quadro isolano nel quale la sinistra non ha un candidato capace di mettere tutti d’accordo (a meno che non ci riesca Giuseppe Antoci, con l’endorsement di Giuseppe Conte…) e con una destra in confusione dopo il Referendum e destinata a “scannarsi” per il dopo Schifani (replica del sipario sul Governo Musumeci…), nessuno può dire con certezza quale sarà lo scenario. De Luca lo sa e batte il ferro, gira la Sicilia e incontra i vari interlocutori, tessendo la “tela” politica più antica del mondo: quella del caos organizzato per costruire nuove geometrie. Confusione, confusione e ancora confusione, spaccare e raccogliere i cocci. Ma la parola d’ordine è fare in fretta per provare ad anticipare Roma e i “comandamenti” che tra non molto arriveranno dalle segreterie dei partiti.


