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“Pugliatti” Taormina, l’inutile polemica sul dress code: la scuola non è una spiaggia né un defilé

TAORMINA – L’Istituto Superiore Salvatore Pugliatti di Taormina si è trovato in questi giorni al centro di una polemica approdata anche alla ribalta nazionale. E’ la questione del dress code, il codice di abbigliamento disposto nei confronti degli studenti. Una iniziativa che è partita nel 2024 con una circolare dell’ex dirigente, prof. Luigi Napoli, e alla quale da questo nuovo anno scolastico ha deciso di dare seguito, in continuità, anche la nuova dirigente, la prof.ssa Maria Magaraci.

In buona sostanza promossi lupetti, magliette e polo. Ma non si possono mostrare spalle e gambe. Bocciati top, canotte, jeans strappati e minigonne. E soprattutto niente tacchi, infradito e unghie lunghe. C’è chi non l’ha presa bene e ha già deciso di provare a sfidare le autorità. Auguri e buona fortuna ai dissidenti ma le regole sono lì, nero su bianco. Non si scappa e non è per portare le minigonne a scuola o per i jeans strappati in classe che si fanno le rivoluzioni. Sia il precedente dirigente che quello attuale hanno inteso evidenziare – in termini a nostro avviso corretti ed apprezzabili – l’importanza di garantire il decoro e la sobrietà nei luoghi di scuola. Il rispetto nei confronti delle Istituzioni.

Cartelloni e dépliant su come bisogna vestirsi a scuola non vanno, insomma, visti o interpretati come una misura oltremodo restrittiva ma come un messaggio: recarsi a scuola è una cosa seria, non è come quando si va in spiaggia e non può essere neppure un defilé di moda. Le regole sono necessarie e bisogna rispettarle. La prof. ssa Magaraci, che ha ritenuto opportuno dare ancora corsa a quella circolare, ha iniziato subito con autorevolezza e con un forte impegno la sua esperienza alla guida dell’Istituto Pugliatti. Non è per questo che la si può criticare e merita anzi supporto e vicinanza in questo suo insediamento alla direzione di una scuola così importante. Prima di lei la polemica a “chilometro zero” aveva riguardato l’anno passato anche il suo predecessore, il prof. Napoli, in quel caso “reo” a sua volta di aver sospeso diversi alunni che si assentavano dalla classe bighellonando nei corridoi o nei bagni, e trascorrevano il tempo a scuola a parlare al telefono.

E allora a scuola, piaccia o non piaccia, devono esserci delle linee guida, altrimenti sarebbe un parco giochi o un fast food. Ed in tal senso giusta appare pure la circolare ministeriale, ovviamente recepita anche a Taormina, che ha disposto proprio il divieto di portare il telefonino in classe.

Un buon comportamento e la sinergia tra scuola, famiglie e studenti è la base di tutto, gli eccessi o le divaricazioni non portano mai a niente. Si possono rivendicare tutti i diritti del mondo e sarà sempre fondamentale confrontarsi con il dialogo per correggere le cose che non vanno ma non si può avere la pretesa del “liberi tutti” in un luogo come la scuola che deve anzi rappresentare la prima vera palestra di vita per incamminarsi bene verso la strada impervia del diventare i cittadini del domani. Non si tratta di come vestirsi, ma di come approcciarsi alla scuola. Tutto il resto è un polverone che si poteva evitare e che, non a caso, si è già sgonfiato nel breve volgere di qualche giorno.

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