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Naxos 2026, la politica ha già (stra)perso prima del voto. E l’orchestrina del Titanic suona…

GIARDINI NAXOS – A Giardini Naxos si voterà il 24 e 25 maggio 2026 ma prima ancora di andare alle urne è già arrivato in largo anticipo un primo verdetto, acclarato e inequivocabile: la politica locale ha perso. Anzi ha straperso. Ancora una volta.

In una cittadina di nemmeno 10 mila anime sta andando in scena un “teatrino” desolante di tatticismi paesani, auto-candidature, doppiogiochismi e piccoli individualismi elevati all’ennesima potenza. L’ultima volta, nel 2020, i candidati a sindaco erano stati 6 e già quel dato era stato significativo sulla situazione imbarazzante di una città che poi aveva eletto il suo sindaco con poco più di mille voti. Per esattezza 1570 preferenze erano andati al candidato eletto e 275 consensi li aveva ottenuti il meno votato. Anche un bambino di due anni comprenderebbe che una città che si spacca in quel modo non va più da nessuna parte. Ma la storia non ha insegnato niente a Giardini Naxos.

E allora eccola la riedizione del tutti insieme divisi appassionatamente verso la stessa commedia. Si prospettano quattro o cinque candidature, forse pure sei. Avanti, chi vuol candidarsi si accomodi, chi se ne frega se poi una lista alle spalle c’è o bisognerà inventarsela. L’importante è regalarsi tre mesi di palco.

La riflessione, evidentemente, esula dai singoli candidati che si presenteranno alla tornata. Uno per uno rispettabilissimi e degnissimi della più totale stima. Il dato sul quale bisognerebbe interrogarsi, però, è che la politica a Giardini Naxos sta riuscendo nell’impresa non solo di ripetere i fallimenti del passato ma di fare anche peggio.

Il quadro si scompone e le divisioni si polarizzano attraverso una lunga serie di interlocuzioni sul nulla. Spuntano addirittura meccanismi contorti come le “primarie” che in un paese di 9.431 abitanti fanno quasi sorridere e sembrano un modo per non ammettere che non c’è una leadership in grado di mettere tutti d’accordo o che nessuno si fida abbastanza degli altri. Fa una certa impressione, in particolare, la disinvoltura con la quale vengano utilizzati due termini: “gruppo” e “candidato”.

Un tempo quando si parlava di gruppo politico si indicava un’insieme di persone, e non erano poche. Oggi il concetto di “gruppo” viene ristretto e interpretato in modo più creativo. Basta essere in due o tre soggetti, o magari soli con se stessi, ed ecco che spuntano tavoli politici con un lungo elenco di “gruppi”, che poi in realtà altro non sono che singole individualità.

E poi c’è il gioco delle candidature che diventano auto-candidature, che esiste dalla notte dei tempi e non deve sorprendere. Ma, anche qui, almeno un tempo le candidature riguardavano poche persone che avevano una storia, un vissuto, una personalità, una caratura e logicamente dei numeri per proporsi. Oggi, a Giardini Naxos (e non solo) ci si sveglia la mattina e ci si auto-candida, ci si convince di poter conquistare Roma perché magari l’amico al bar ti fa credere che potresti diventare “Papa”. E allora si parte in quarta senza che vi siano le condizioni. Vale per adulti e giovani, ciascuno a modo proprio. C’è chi non ha il vento in poppa per ambire al paradiso, e chi non ha neppure fatto gavetta, che poi rappresenta l’abc della vita.

Il confronto di idee e tra le persone si è ridotto, in buona sostanza, ad una banale riedizione del gioco del “fotti compagno”. Il risultato è una frammentazione che assume le sembianze di una sconfitta collettiva. Paradossalmente, forse, il risultato della divisione è utile a far capire che c’è una (non) classe politica che non ce la fa in nessuna maniera a stare insieme e a fare qualcosa di buono. E’ un’indicazione di cui bisogna prendere atto.

A Giardini Naxos non si è compreso che la comunità sconta l’incapacità cronica dei suoi rappresentanti di “fare sintesi” e di andare oltre la solita gara a chi “ce l’ha più lunga”, che si ripete puntualmente ogni cinque anni. Ed è un modo di fare politica che perde qualsiasi credibilità agli occhi della gente.

Il trionfo dell’io sul noi si prende la scena e il “bene della comunità” è un copione trito che stride con la realtà e affonda sull’altare di uno spartito scolasticamente palese: antagonismi, veti incrociati e una lunga serie di posture da solisti e protagonisti di se stessi che prevalgono sull’interesse collettivo.

Tutto si riduce ad un tutto contro tutti. Nudi alla meta, senza uno straccio di visione unitaria. Largo alla ressa quasi mitologica, con l’irrefrenabile voglia dei commedianti di piantare una “bandierina” per orgoglio personale o per dinamiche di quartiere. Il seguito sarà una fase finale di campagna elettorale che anteporrà lo scontro alle proposte. E buonanotte ai programmi.

Giardini Naxos è ad un bivio ma pochi l’hanno capito. Logica e buon senso esigerebbero stabilità e una guida solida per affrontare sfide cruciali. La realtà continua a declinare invece l’apoteosi della divisione. Ed è un lusso che Giardini Naxos e i giardinesi non possono continuare a permettersi.

Le straordinarie potenzialità di questo territorio andrebbero valorizzate, esaltate e rilanciate e non servirebbe neppure chissà quale miracolo per farlo, ma questa meravigliosa cittadina si è fermata ormai a 30 anni fa. E’ “ostaggio” di una classe non dirigente che ha sbagliato tutto e continua a farlo. La prospettiva non è difficile immaginarla.

L’orchestrina del Titanic suona e all’orizzonte s’affaccia il reset. Ma forse alcuni non se ne sono accorti.

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