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Furto al MuMe, l’allarme di Lelio Bonaccorso: “Messina non può perdere il suo patrimonio”

MESSINA – Il furto delle opere di Antonello da Messina dal Museo regionale Accascina ha aperto una ferita profonda nella città dello Stretto. Ma, oltre alla ricerca dei responsabili e alla necessità di recuperare i capolavori ancora dispersi, l’episodio sta alimentando una domanda più ampia: quanto è davvero adeguato il sistema con cui Messina e la Sicilia proteggono il proprio patrimonio culturale?

È la domanda che pone anche Lelio Bonaccorso, illustratore e autore messinese, che in un lungo intervento sui social ha invitato cittadini e rappresentanti politici a “alzare la guardia sul nostro patrimonio”.

“Vorrei raccomandare tutti, – scrive Bonaccorso-rappresentanti politici compresi, ad alzare la guardia, perché già si comincia a vociferare o lasciar intendere, che certi capolavori, che ci appartengono per diritto, potenzialmente non possano stare qui, o che il Museo Regionale Accascina di Messina non possa ospitare nuove opere.Diciamola tutta: il nostro meraviglioso Museo, il più vasto del Sud per estensione, è da sempre definanziato e mai promosso decentemente dalla Regione Siciliana. E quando dico decentemente intendo campagne di promozioni internazionali.

Emerge oltretutto che il personale messo a disposizione dalla Regione, non fosse sufficientemente preparato per affrontare certe situazioni di emergenza. Dunque discutiamo anche delle “risorse” destinate a personale qualificato per tutelare patrimoni dal valore inestimabile, che ancora custodiamo e per “attrezzature all’avanguardia”. L’allarme del museo, come detto dal presidente Schifani, per esempio non era collegato direttamente con le forze dell’ordine. L’Assessore e il Direttore del dipartimento dei beni culturali, non erano informati di questo? Chi è che doveva finanziarlo se non la Regione, proprietaria del bene?

Ah già, a Messina siamo figli di un Dio Minore e la responsabilità è solo dei piani bassi.

Visto l’andazzo, e penso pure alla situazione Archivio di Stato, dato quello che sto vedendo, sembra proprio che per qualcuno Messina debba scomparire. Ripeto facciamo attenzione. Stringiamoci intorno al nostro patrimonio”.

Ora, mentre la magistratura e le forze dell’ordine proseguono le indagini, la vera sfida sarà evitare che l’attenzione si esaurisca con il recupero delle opere. Perché il problema non riguarda soltanto quattro capolavori. Riguarda la capacità delle istituzioni di dimostrare, con investimenti, personale, tecnologia e una strategia culturale di lungo periodo, che quei beni appartengono al territorio non soltanto per diritto storico, ma perché il territorio è realmente messo nelle condizioni di proteggerli e valorizzarli.

L’appello di Lelio Bonaccorso può allora essere sintetizzato in una domanda semplice, ma tutt’altro che scontata: quanto siamo disposti a investire per difendere ciò che diciamo di considerare inestimabile? La risposta non può più essere rimandata.

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