Cateno De Luca si avvicina alla sua primavera di “fuoco” che deciderà se il disastro di Monza e il flop delle Europee sono stati la spia di una crisi inesorabile o se invece si è trattato soltanto di un doppio incidente politico di percorso.
L’ORA X. Il bivio stavolta è di quelli che contano ad un anno dalle elezioni Regionali. Le urne sono sempre imprevedibili però qualcosa si capisce sempre prima e un’indicazione o un indizio (fate voi) su come potrebbero andare le cose sembra già esserci. Perlomeno nelle valutazioni di quei pochi che masticano qualcosa di politica.
TRAMPOLINO DI LANCIO. L’Imperatore del Nisi si gioca tutto a Messina e lo sa bene. Il suo candidato è il sindaco uscente, Federico Basile, che si è dimesso con un anno di anticipo e poi un secondo dopo si è ricandidato. D’altronde era più chiaro del Monastero di Santa Chiara da diversi mesi che l’obiettivo di De Luca fosse quello di scongiurare la concomitanza del voto a Messina con le Regionali del 2027 e non dare tempo agli avversari di organizzarsi. Così l’azzardo messinese è propedeutico a tradurre un’eventuale affermazione bis del monocolore di Sud chiama Nord come un fatto politico per rimettere l’attuale sindaco di Taormina da protagonista al tavolo delle trattative per le Regionali o perlomeno in una posizione più solida. Di sicuro è una condicio sine qua non per proiettarlo con un peso negoziale maggiore e rinnovate chance verso un nuovo assalto alla Presidenza della Regione.
IL TRITTICO. Messina è la punta dell’iceberg di un risiko che comprende anche Giardini Naxos, dove si voterà anche qui a fine maggio, e De Luca schiererà il suo “pretoriano” Salvo Puccio. Poi verrà il momento di Taormina, dove la scadenza naturale del mandato è fissata al 2028 ma è presumibile che De Luca si dimetterà prima, in ottica delle Regionali, e di certo vorrà blindare anche il Ducato taorminese con un suo candidato.
LE SFIDE DI MAGGIO E L’IPOTECA. Al tramonto di questo inverno, a Messina il centrodestra sta cercando di attrezzarsi per defenestrare il duo Basile-De Luca da Palazzo Zanca ma resta da capire con quali numeri e quale reale consistenza. Marcello Scurria, a Messina, è un candidato capace e agguerrito, che vuole giocarsela con tenacia e dare filo da torcere a Basile, soprattutto se poi la sfida dovesse approdare al ballottaggio: ma bisognerà capire se avrà un supporto adeguato dalla coalizione che lo affiancherà. A Giardini Naxos, “sorella” strategica di Taormina, De Luca si è portato avanti con il lavoro ed il fronte anti-deluchiano, invece, sta facendo le inumane cose per riuscire nell’impresa di restare disunito e suicidarsi da solo, consegnando le chiavi della città a De Luca, con tutto il carico degli annessi e connessi successivi. E qui anche un bambino di due anni realizzerebbe che Giardini Naxos potrebbe diventare uno spartiacque pure per le prossime elezioni a Taormina, perché se De Luca dovesse riuscire nella “presa di Naxos” avrà poi alte, altissime, probabilità di difendere senza troppi patemi anche Taormina. Diversamente, se a Naxos dovesse prevalere un fronte locale del Piave (che ad oggi non è nemmeno polvere di stelle), tornerebbe in qualche modo in gioco anche la sorte di Taormina. Nulla di matematico ma la politica segue sempre il corso degli eventi e la rosa dei venti, che soffiano in una direzione oppure in quella opposta. La via di mezzo non esiste.
TAORMINA NEL “FREEZER”. Nel frattempo Taormina, ormai affidata a tempo pieno al co-sindaco Massimo Brocato, passa in secondo piano, anzi in terzo, idealmente relegata in un freezer politico d’inizio anno, perché in questa fase c’è da indirizzare la battaglia di Naxos (ammesso che gli avversari si decidano a presentarsi in campo) ma soprattutto De Luca è impegnato nella guerra santa di Messina.
L’ANALISI. E qui un’analisi lucida e totalmente condivisibile l’ha fatta questa mattina il giornalista Fabrizio Bertè, nostro collega del quotidiano di “Repubblica”, che in un post social ha fatto una rappresentazione talmente precisa da sembrare impietosa di come potrebbero andare le cose a Messina. E – questo lo aggiungiamo noi – pure a Taormina, quando si tornerà al voto.



DIVERSAMENTE SIMILI. Non c’è molto da capire e c’è ben poco da interpretare. Messina come Taormina. Contesti distinti e distanti anni luce per la rispettiva storia e che, tuttavia, oggi sono al centro di dinamiche che s’incastrano. Entrambe le realtà vivono la stagione politica del monocolore e in tutti i due i casi l’opposizione sinora ha dormito e si illude che un’alternativa la si possa inventare ad un paio di settimane dal voto. A Messina, tra l’altro, le partecipate potrebbero avere un impatto numerico straordinariamente determinante in termini di conseguente capacità di polarizzare il voto in una direzione ben precisa. Stesso discorso potrebbe verificarsi nella piccola Taormina quando si voterà di nuovo e pure lì c’è chi oggi conta i like e sogna nuovi mondi sui social network, i candidati a sindaco anti-De Luca abbondano ma sono tutti privi di chance di poter vincere. E il Ducato invece potrebbe far valere il peso dei vari adepti, con il nuovo substrato di devoti “radicali”. Come nella partita messinese.
IL “DIABOLICO” CATENO. Ecco perché ad ora De Luca corre verso tre obiettivi in cui parte in largo vantaggio e gli altri sono indietro per tanti motivi. Nessuno poi sa come finirà e non c’è mai nulla di scontato ma oggi si parte da qui. Da una parte il “diabolico” e “geniale” De Luca, come lo definisce il collega Bertè, che riesce nell’impresa di inventare Basile sindaco a Messina, bravissimo manager ma sino al 2022 bianco di politica. E – aggiungiamo noi – “rischia” addirittura di far eleggere a Giardini Naxos, Salvo Puccio, che si presenterà con le Phisique du Role del geologo e dg preparato sul piano amministrativo ma potrebbe rappresentare il vero capolavoro di De Luca se il capo dovesse riuscire nell’impresa di plasmarne una candidatura vincente. Passare dalla rigida postura tecnica del volare tre metri sopra il cielo nei palazzi a una nuova dimensione politica del planare nei quartieri, come un volto sorridente e popolare, è sempre una trasformazione molto complicata e non è un esercizio per tutti. Ed è la sfida di De Luca che sta cercando di confezionare con Puccio.
AVVERSARI NON ALL’ALTEZZA. Dall’altra parte, tuttavia, il mondo degli anti-deluchiani, dallo Stretto alla Ionica, è popolato da una pletora di contendenti che sono troppo innamorati di se stessi, non hanno mai capito i propri limiti e i punti deboli del monocolore e del suo leader, né sono stati in grado di capitalizzarne scelte sbagliate, come i tanti errori di De Luca degli ultimi 2-3 anni. Il dominus della politica messinese non è imbattibile come d’altronde non lo è nessun altro. Ma rivali e “macumberos” del parlamentare di Fiumedinisi sprecano energie a pontificare e a scimmiottare il nemico, senza dare l’impressione più importante agli occhi dell’elettorato: quella di avere la caratura per rappresentare un’alternativa di spessore e di avere le carte in regola per misurarsi alla pari ed ambire a detronizzare l’Imperatore del Nisi. E finiscono puntualmente per farsi cannibalizzare e mangiare a colazione. Farsi la domanda e darsi la risposta sul perché.


