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Mes per l’Italia: torna il fantasma della Troika

Rieccoli, 10 anni dopo (anzi 11) il “golpe” che consegnò l’Italia alle mani del banchiere Mario Monti, l’Europa ci riprova a creare le basi per il bis. Non è possibile farlo subito, perchè c’è un governo in carica da soli due mesi ma alla presidenza del Consiglio c’è la “scomoda” Giorgia Meloni, sovranista e di destra, non in linea con i tecnocrati dell’Europa che ci considerano feudo di Bruxelles.

E allora eccolo il regalo di Natale, è il Mes che torna d’attualità ed entra nuovamente nel confronto politico nazionale. Il Meccanismo europeo di stabilità è stato invocato dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha sollecitato l’Italia affinché ratifichi al più presto la riforma. Per la serie: scegliete voi se dire sì o se invece preferite dire sì. Un approccio molto democratico quella della signora Lagarde.

“Speriamo che l’Italia ratifichi velocemente la riforma del Mes”, trattandosi di una parte integrante del completamento dell’unione bancaria, ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, riferendosi all’eventualità che il Paese si trovi ad essere l’unico a non aver ratificato la riforma dopo il via libera della Corte costituzionale tedesca. Lagarde ha spiegato che, quanto alla relazione fra il Mes e l’Omt, il programma di acquisto di bond della Bce ideato sotto la presidenza di Mario Draghi che richiede la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con il Mes, una mancata ratifica non avrebbe impatto sulla possibilità di attivare l’Omt qualora fosse necessario.

La dichiarazione di Lagarde ha immediatamente scatenato le reazioni del mondo politico italiano, sia della maggioranza che dell’opposizione. Ed è tutto come da copione, con il PD che dice subito di sì (chissà come mai), la destra che alza (forse) le barricate e altri sponsor dell’Europa che si fanno avanti a macchia di Leopardo.

“Lagarde ha dato la sveglia al governo e in particolare al ministro Giorgetti, che ieri alla Camera sul Mes – per usare una delle metafore calcistiche così care al titolare del Mef – aveva buttato la palla in tribuna. Il tempo della melina è finito. È ora che il governo si assuma le proprie responsabilità, abbandonando le posizioni ideologiche del passato e ratificando un trattato che è interesse nazionale dell’Italia rendere presto operativo”. Lo dice il responsabile economia del Pd, Antonio Misiani. “Siamo impegnati sulla legge di bilancio. Gli auspici sono legittimi, le scelte, ancora più legittime, saranno del Parlamento italiano”, dice il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, in replica alle parole della presidente della Bce, Christine Lagarde a proposito del Mes.

“Ratificare il trattato non significa aderire al Mes, ma rispettare un impegno preso, tra l’altro da un governo, il Conte uno, di cui Salvini era vicepremier”, a sua volta sottolinea Luigi Marattin di Iv a proposito delle parole della presidente della Bce, Christine Lagarde. Significa, ha aggiunto, “non bloccare l’entrata in vigore per gli altri e avere uno status di Paese serio”. “Almeno qualcuno spieghi – ha concluso – perché non lo vogliono ratificare: ho sentito dire da Giorgetti che non è popolare, ma quelli che fanno solo le cose popolari non si chiamano politici, si chiamano in altro modo…”. “Il Parlamento sta facendo una riflessione da tempo e la nostra posizione è stata già chiarita in una mozione parlamentare contraria ad alcuni aspetti del regolamento del Mes. Come Forza Italia manteniamo la nostra posizione e lavoriamo ad una soluzione”, ha detto poi il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Alessandro Cattaneo.

“Non ho capito il regalo di Natale che la presidente Lagarde ha voluto fare all’Italia”, tuona il ministro della Difesa, Guido Crosetto, commentando la decisione della Bce di alzare i tassi, di promettere ulteriori rialzi e avviare a marzo la ‘marcia indietro’ dopo gli anni degli acquisti di debito. In un altro tweet Crosetto, co-fondatore di Fratelli d’Italia, si sofferma su un grafico che mostra la netta caduta del prezzo di un Btp di prossima scadenza: “per chi non avesse capito l’effetto di decisioni prese e comunicate con leggerezza e distacco” è il commento.

“È incredibile, sconcertante e preoccupante che mentre c’è un governo che sta facendo di tutto per aumentare stipendi e pensioni e tagliare le tasse, la Bce, in un pomeriggio di metà dicembre, approvi una norma che brucia miliardi di euro di risparmi in Italia e in tutta Europa facendo schizzare lo spread”. Così il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. “Certe scelte – ha aggiunto – dovrebbero essere meditate e spiegate”. Quello della Bce “è un approccio quantomeno discutibile. Non si fa così, non funziona così”.

Fuoco incrociato, insomma, sulla Lagarde, che si è affrettata a dire: “Siamo ben lontani dall’aver terminato il nostro percorso”, nella conferenza stampa post-vertice dopo l’annuncio del nuovo aumento dei tassi di 50 punti base. Il Consiglio direttivo – ha precisato la presidente della Bce – ritiene che i tassi debbano ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2%”.

Per la prima volta, Lagarde ha parlato apertamente di entrare in territorio restrittivo onde produrre un rallentamento dell’inflazione nel lungo periodo e ha preavvisato i mercati di attendersi nuovi rialzi di 50 punti base – anziche’ di 25 come previsto da molti analisti fino a poche ore – in occasione delle prossime riunioni. Dunque, certamente un nuovo rialzo di mezzo punto a febbraio e molto probabilmente un altro a marzo quando partirà anche la riduzione del bilancio della Bce tramite un minore reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza nell’ambito del App. Il ritmo di tale riduzione – ha spiegato Lagarde – sarà pari in media a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e verrà poi determinato nel corso del tempo.

Per l’inflazione la Bce prevede ora una crescita dell’8,4% nel 2022, del 6,3% nel 2023, del 3,4% nel 2024 e del 2,3% nel 2025. A settembre gli esperti della Bce avevano previsto una crescita dell’inflazione dell’8,1% nel 2022, del 5,5% nel 2023 e del 2,3% nel 2024. Per quanto riguarda il Pil, lo staff Bce vede la crescita 2022 al +3,4%, 2023 a +0,5,%, 2024 a +1,9% e 2025 a +1,8%. Nella precedente proiezione di settembre, gli esperti della Bce avevano previsto una crescita del Pil dell’eurozona al ritmo del 3,1% nel 2022, dello 0,9% nel 2023 e dell’1,9% nel 2024.

Senza pudore e senza senso della misura, torna lo spettro della Troika, in nome dei mercati speculativi. E una rappresentazione plastica della realtà su quello che già accadde nel 2011 l’ha data “Il Fatto Quotidiano”: “Questo il messaggio, neppure troppo in codice: fate quel che vogliono i mercati e la Ue, o l’Italia verrà in un batter d’occhio invasa da una giunta militare economica liberista come quella a suo tempo presieduta dallo stesso Monti, l’euroinomane fiduciario dei mercati speculativi. Un governo tecnico Mario Monti bis? Il colpo di Stato finanziario del 2011 avvenne per il tramite dell’instaurazione di un governo formalmente definito “tecnico” e, in verità, corrispondente a una giunta militare di tipo economico, imposta autocraticamente dalla Banca centrale europea con il solo obiettivo di adeguare la penisola italiana ai parametri economici europei, destrutturando i residui diritti sociali e del lavoro. E fu subito riforma Fornero”. Vogliamo di nuovo questo? Speriamo vivamente di no.

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