Giorgia Meloni arriva in Sicilia ma alla fine la sua visita si chiude con un doppio momento istituzionale che lascia molti scontenti e fa sembrare decisamente incompleto il programma della venuta del Premier nell’isola.
Meloni ha raggiunto ieri mattina la Sicilia in aereo, atterrando di buon orario a Catania e da lì si è poi spostata in elicottero verso Niscemi, dove ha sorvolato la località del Nisseno interessata da una grave frana che ha reso necessario lo sgombero delle abitazioni per 1500 residenti. E su questo passaggio nulla da eccepire, era un atto dovuto verso un territorio e una comunità che vivono un dramma di proporzioni ancora imprevedibili e che merita la solidarietà di tutti. Poi Meloni ha preso parte ad una riunione a Catania.
Questa la nota di Palazzo Chigi: “Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo aver sorvolato in elicottero i territori più colpiti dall’eccezionale ondata di maltempo, si è recata nella sede della Capitaneria di Porto di Catania per presiedere un vertice al quale hanno partecipato, tra gli altri: il Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci; il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani; il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano; il sindaco di Catania, Enrico Trantino; il sindaco di Messina Federico Basile; il sindaco di Siracusa, Francesco Italia; oltre che i Prefetti di Catania, Messina e Siracusa”.
Intanto qualcuno dovrebbe avere l’accortezza di chiarire all’Ufficio Stampa di Palazzo Chigi che in Sicilia non c’è stata “un’eccezionale ondata di maltempo”: c’è stato un Ciclone, il Ciclone Harry. “Eccezionale ondata di maltempo” è una fuorviante espressione utilizzata in termini “pappagalleschi” da vari media nazionali per descrivere in termini riduttivi un fenomeno che il CNR e altri autorevoli enti ed esperti hanno già considerato come la tempesta del secolo. La storia è diversa e non si presta ad interpretazioni.
Detto ciò, fa pensare e lascia perplessi che Meloni non abbia fatto un terzo passaggio in questa sua visita in Sicilia. Manca una cosa che andava fatta e che, al netto dei discorsi legati ad altri impegni istituzionali e ai tempi contingentati, sembra riportare ad altre prassi di palazzo che sin dalla notte dei tempi segnano la linea di confine tra quello che si vuole fare e quello che invece si sceglie poi di non fare. Ci riferiamo ai sopralluoghi mancati nella Zona Ionica. La Sicilia Orientale, ricordiamo, è stata flagellata per oltre 100 km di costa tra le province di Messina e Catania. Non sappiamo se Meloni abbia fatto qualche sorvolo in elicottero (che al momento non risulta) ma anche se fosse non basterebbe. Stiamo parlando del primo polo turistico siciliano e del Mezzogiorno, epicentro di un indotto enorme. Turismo significa economia, Taormina (con Giardini Naxos e Letojanni) e dintorni trainano l’intera isola e e se si ferma questo territorio, la Sicilia va a ramengo.
Nella Riviera Ionica la mareggiata ha devastato tutto il litorale e i danni determinati dal Ciclone sono gravi. Sono crollati interi tratti di lungomare, gli stabilimenti balneari sono stati spazzati via, la linea ferroviaria si è sbriciolata e tornerà fruibile in condizioni normali non prima di marzo. Insomma, altro che un “eccezionale” acquazzone d’inverno. Dal cielo non sono piovute caramelle e bomboloni, le onde abbattutosi sul litorale avevano una forza di proporzioni oceaniche e che, a ragion veduta, qualcuno ha definito come una sorta di tsunami, giusto per rendere l’idea. Che facciamo, ce ne infischiamo? Vogliamo continuare con il racconto targato “maltempo”?
Il problema della visita in Sicilia di Giorgia Meloni non è la polemica sulla quantificazione delle risorse, con il solito giochino delle parti: lo sappiamo che c’è la destra che si auto-applaude e fa scudo del suo operato e c’è la sinistra che contesta tutto a prescindere e si lamenta su qualsiasi cosa faccia il governo. Il punto e’ che non si può affrontare di sponda e a distanza l’eredità di un Ciclone che ha messo in ginocchio tante famiglie e molti operatori economici, un tessuto sociale e una filiera produttiva. Menomale che non ci è scappato il morto e su questo va fatto un applauso sincero alla Protezione Civile, alle forze dell’ordine e ai cittadini che si sono chiusi in casa.
Meloni poteva e doveva dedicare qualche ora in più alla sua presenza in Sicilia e dare sostegno in presenza e pari dignità ad altre comunità che la aspettavano per avere rassicurazioni. La Sicilia, almeno in teoria è anche Italia e non un apostrofo sulla parola “patria”. Forse chi si è occupato della pianificazione di orari e luoghi della visita del Premier in Sicilia ha preparato male l’agenda o l’ha consigliata male. O forse non c’è stato proprio nulla di casuale nei luoghi scelti e quelli saltati o evitati.
Da malpensanti che conosciamo discretamente molto bene la politica siciliana e gli incastri strategici con quella nazionale, noi un’idea ce la siamo fatta, giusta o (non) sbagliata che sia. Spunta un dubbio che profuma di certezza.
Vuoi vedere che alla fine della fiera la mancata visita della Riviera Ionica è stata una scelta politica? Niente di più e niente di meno. Non vorremmo che sulle valutazioni abbiano influito anche altre dinamiche che riportano a rapporti politici e personali tesi, freddi o praticamente inesistenti. Non è un segreto che anche martedì scorso il sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, abbia sparato a zero all’Ars sul governo regionale, attaccando pure il Governo Meloni.
“Schifani ha annunciato al mondo che ha messo a disposizione 72 milioni ma forse sono 50 milioni e dobbiamo verificare la legittimità di qualche capitolo. Lo Stato, per le altre emergenze, ha destinato 2 miliardi e qui per Sicilia, Calabria e Sardegna solo 100 milioni di euro. Dobbiamo capire se la Sicilia fa parte dello Stato Italiano. La previsione di 100 milioni da parte del Governo Italiano non è una vergogna, è inqualificabile”. Queste erano state le parole del parlamentare di Fiumedinisi, che prima ancora del Ciclone si è gia catapultato verso un nuovo assalto alla presidenza della Regione e ora spinge e carica ancora più forte per lanciare la sua corsa.
Va detto che Meloni, nella sua tappa siciliana, era affiancata dal Ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, e anche qui i rapporti – sul piano politico e umano – tra l’ex governatore della Sicilia e il sindaco di Taormina sono molto conflittuali, anzi inesistenti. De Luca ha attaccato a più riprese Musumeci con toni duri e quest’ultimo la scorsa settimana ha visitato Santa Teresa di Riva (feudo del monocolore deluchiano) ma da lì si era spostato direttamente su Catania, senza fare tappa a Taormina o Letojanni. Musumeci da queste parti è sempre venuto con piacere e, tra l’altro, è stato anche vicinissimo ad una candidatura a sindaco proprio di Taormina nel 2008. Probabilmente ha avuto e ha molto meno piacere all’idea di trovarsi al fianco di De Luca o meno che mai si sarà forse appassionato all’idea di concedergli una ribalta politica come può essere quella della visita di un Primo Ministro.
In tutto ciò, c’è stata pure nei mesi scorsi la trattativa romana tra la Meloni family, e nello specifico i contatti tra la sorella del Premier, Arianna Meloni, e Cateno De Luca, per un ingresso di Sud chiama Nord nel centrodestra. Una interlocuzione avviata con la sponda di pontieri e intermediari vari che poi, in pratica, si è arenata perché le condizioni poste dalle rispettive parti non si “sposavano”. I paletti vengono prima degli amori, si dice in certi casi.
Insomma, in definitiva il perimetro dell’emergenza in Sicilia si è ristretto ai riflettori accesi sull’attualità del dramma (indiscutibile, ribadiamolo) di Niscemi. Tutto il resto finisce in penombra e buonanotte ai suonatori. Sullo sfondo le solite questioni di antagonismi politici che almeno in questi casi andrebbero “congelate” e che, tuttavia, diventano eterno spunto per evitare sopralluoghi ed evitare di incontrarsi. Lo abbiamo già detto e scritto, che questo approccio all’emergenza stride con il dovere di affrontare la realtà de visu, stare al fianco della gente e rassicurarla in presenza e non con i videomessaggi e i post social. Dagli stivali dell’Emilia Romagna all’elicottero in Sicilia c’è una differenza oggettiva.
In un momento del genere non dovrebbero esistere “guerre sante” di partito o – per dirla alla De Luca – “faide” politiche, strascichi di veleni, simpatie e antipatie pregresse o attuali. Invece la narrazione pare ridursi a una storia di maltempo con veduta panoramica sulle elezioni Regionali in Sicilia e su quelle Politiche. Intanto a “spizzichi e bocconi” arriveranno aiuti e finanziamenti, come fossero un pacco regalo Amazon in spedizione. Non c’è niente da fare, siamo e rischiamo di rimanere la patria delle sceneggiate politiche in cui persino la buonanima di un gigante come Mario Merola oggi farebbe fatica ad emergere. Primo comandamento: combattersi ad oltranza. Le due facce della stessa medaglia: una “eccezionale ondata di maltempo” e i normalissimi giochi di potere di un’Italia che non perde occasione per confermarsi il Paese dei campanelli.


