Fratelli d’Italia scivola al 26,7%, segnando una delle flessioni più significative degli ultimi quattro anni e allontanandosi drasticamente dalla soglia del 30% che aveva caratterizzato l’egemonia di via della Scrofa nell’ultimo anno. Secondo l’ultima rilevazione di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera, il partito di Giorgia Meloni perde l’1,3% in un solo mese, un dato che riflette il contraccolpo psicologico e politico della recente sconfitta referendaria. Il responso delle urne sembra aver incrinato il rapporto di fiducia tra la premier e una parte dell’elettorato, trasformando il voto sulla Costituzione in un giudizio diretto sull’operato del governo.
Questo indebolimento avviene in un momento di estrema tensione interna alla maggioranza, alimentata dalle polemiche per le recenti dimissioni, imposte da Meloni, a Daniela Santanchè, e prima di lei ad Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Ora la Premier teme una progressiva emorragia di voti.
Proprio di fronte a questo scenario di logoramento e all’assedio interno degli alleati, si sta facendosi strada l’ipotesi che Giorgia Meloni possa giocare la carta del voto anticipato. Piuttosto che restare impantanata in un rimpasto infinito o subire il logoramento quotidiano di una coalizione sempre più frammentata, la premier potrebbe decidere di restituire la parola agli elettori finché il suo partito resta, seppur in calo, la prima forza del Paese. Un ritorno alle urne in autunno le permetterebbe di capitalizzare il consenso residuo prima che l’effetto del referendum e le difficoltà economiche erodano ulteriormente la sua base, blindando così una nuova maggioranza più fedele e liberandosi dai veti incrociati che oggi paralizzano l’azione di governo.
Con il Partito Democratico in risalita al 22% e il Movimento 5 Stelle al 14,2%, la tenuta del centrodestra appare oggi legata a una difficile sintesi tra la leadership della premier, scossa dai sondaggi, e le ambizioni crescenti di nuovi attori politici, che potrebbero essere Luca Zaia nella Lega sprofondata al 6,3%, ma anche Roberto Occhiuto per la segreteria di Forza Italia, che ad oggi è al 9,5% ma con la segreteria di Antonio Tajani che traballa. Sullo sfondo poi ci sarà la necessità di dialogare con il Generale Roberto Vannacci e bisognerà capire se Futuro Nazionale troverà una porta aperta nella coalizione di governo o se, invece, questo caos post-referendum accelererà la convinzione della premier che l’unica via d’uscita possibile sia una nuova legittimazione popolare. Il voto anticipato comincia a diventare qualcosa in più di una semplice ipotesi.


