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Lungomare Santa Teresa, l’Osservatorio erosione spiagge: “Mareggiate esistono da sempre, non è stato fatto nulla per…”

La responsabilità di un lungomare che crolla è riconducibile soltanto alla furia della natura o, a monte del disastro, c’è di mezzo anche la mano umana che non ha salvaguardato lo stato dei luoghi o peggio ancora li ha alterati? Una significativa risposta è arrivata da Enzo Bontempo, responsabile per la provincia di Messina dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge, che in un approfondimento pubblicato da TempoStretto.it è intervenuto sul crollo del lungomare di Santa Teresa di Riva, avvenuto a seguito della mareggiata del 17 gennaio scorso.

Bontempo, in particolare – come riporta TempoStretto -, si è chiesto se sia giusto parlare di “calamità naturali” nell’analisi dei danni o se si tratta “del risultato di comportamenti sbagliati e di veri e propri azzardi sfidando le leggi naturali”. “La mareggiata è stata violenta, ma da che mondo è mondo le mareggiate ci sono sempre state. Se oggi si contano i danni è perché qualcosa è cambiato sulle coste: è l’uomo che si è avvicinato pericolosamente al mare invadendone lo spazio naturale e alterando i delicati equilibri di formazione delle spiagge. Ci pare questo il caso del lungomare di Santa Teresa di Riva, la cui spiaggia è classificata a rischio elevato R4 ed pericolosità P3 nel Piano per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) – Carta della pericolosità e del rischio”.

L’esperto ha poi aggiunto “In questi anni si è consentito l’ampliamento del lungomare occupando la residua spiaggia e non solo. Il litorale di Santa Teresa di Riva, come tutte le spiagge dei comuni della fascia costiera della nostra provincia, è da tempo interessato dall’erosione del quale ben si conoscono le cause. Ma nulla è stato fatto per eliminarle: ci riferiamo alle piazzette sporgenti che occupano la spiaggia e fanno da barriere riflettenti contro le quali le onde vanno a sbattere provocando danni e trascinando via quella sabbia, quei sedimenti che sono la base per la formazione delle spiagge. Ovviamente, questo non è l’unico caso di urbanizzazione della fascia costiera spinta fin sulla battigia, anzi si può dire che la pratica è assai diffusa sia sulla costa ionica che su quella tirrenica, e prosegue come se fosse il mare a doversi adeguare alla brama di occuparne gli spazi”.

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