HomeHomeLui, lei, l'altro: trappola ai Parioli, allerta alla Garbatella

Lui, lei, l’altro: trappola ai Parioli, allerta alla Garbatella

L’ombra del Terzo Polo si allunga sempre più minacciosa sul governo di Giorgia Meloni. Il premier ha dalla sua parte due alleati di cui non può fidarsi totalmente, c’è la Lega di Matteo Salvini, uno che vive di annunci e di sondaggi e non ha ancora compreso che il primo ministro non è lui. E poi c’è Silvio Berlusconi, che al netto del desiderio di immortalità dovrà arrendersi presto o tardi alla carta d’identità e all’inesorabile appuntamento con il de profundis dalla scena politica, che porterà al caos in Forza Italia.

Lo sa, lo sa bene Matteo Renzi, e non è difficile pensare che sia stato lui a mandare in avanscoperta Carlo Calenda per aprire un dialogo con Meloni che non avrebbe potuto mai avviare il senatore di Scandicci perché sarebbe stato sgamato prima ancora di cominciare una discussione. E allora i due romani, lei della Garbatella e lui dei Parioli, si parlano, si sono incontrati e hanno valutato l’opportunità di convergenze sulla manovra.

Ovviamente Calenda stessa si affretta a dire che il Terzo Polo rimarrà all’opposizione e che non farà da stampella a nessuno, votando eventualmente i provvedimenti che riterrà condivisibili. E in effetti cosi dovrebbe essere, non con il teatrino del fare opposizione all’italiana in cui si demonizza tutto e tutti in modo pregiudiziale e buonanotte ai suonatori.

Ce ne sarebbe abbastanza per pensare che Calenda sta aspettando al varco Forza Italia, sapendo che presto il partito di Berlusconi si sfalderà e a quel punto l’obiettivo di Azione e Italia Viva sarà – anzi è già – quello di portare tra le fila del Terzo Polo altri deputati provenienti da lì, come avvenne per Carfagna e Gelmini.

Nel frattempo si va avanti con la strategia dell’elastico, prima si dà un segnale distensivo alla Meloni, poi le si dice che sta l’agenda la fa Salvini, per provocarla, poi parte anche l’attacco a Forza Italia. Insomma, è il manuale della zizzaniata, un’arte in cui il sommo maestro della politica italiana è un senatore di Scandicci. Renzi è il più antipatico e doppiogiochista ma indubbiamente anche il più abile politico dell’attuale arco costituzionale di casa nostra.

Va detto che l’inaffidabilità di Renzi è proporzionale a quella di Salvini e Berlusconi e non sarà semplice per Meloni evitare scivoloni e realizzare se sia più pericoloso flirtare con Calenda o dare troppa corda ai suoi due alleati.

Alle porte del 2023, Calenda fa il bello e cattivo tempo, Renzi lo guida (o lo telecomanda, a seconda dei punti di vista), tesse la trama e prepara la trappola per la maggioranza. Non è un caso che l’ex premier abbia già profetizzato, a suo dire, che “il governo cadrà tra un anno”, nell’approssimarsi delle Europee del 2024. Meloni dà l’impressione di aver compreso il gioco ma dovrà fare molta attenzione e non sarà semplice governare il Paese sapendo di avere a che fare con le commedie all’italiana di Salvini, Berlusconi e i Terzo Polisti.

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