HomeHomeLotito più forte di Meloni: il calcio non pagherà le tasse

Lotito più forte di Meloni: il calcio non pagherà le tasse

Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi la vicenda, a dir poco sconcertante, del braccio di ferro tra le società di calcio ed il governo italiano per le tasse non pagate dai club di Serie A. Si parla di quasi 500 milioni di euro che le società calcistiche dovrebbero dare al Fisco entro il 22 dicembre prossimo.

Prima c’era stato il via libera di tutta la politica (maggioranza ed opposizioni) con un emendamento pronto da approvare nella manovra, poi c’è stato lo stop chiesto dal premier Giorgia Meloni, a ruota del capo del governo si era quindi schierato il Ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti. Ma la mediazione su questa storia è stata – ed è – portata avanti da Claudio Lotito, senatore eletto il 25 settembre scorso in Forza Italia e presidente della Lazio.

“Lo scudo penale per le società di calcio è insostenibile”. Con queste parole Meloni aveva bloccato la scorsa settimana uno smacco da 480 milioni di euro agli italiani che sembrava già cosa fatta e si avviava all’approvazione “trionfale” in Parlamento. “Non ci saranno norme ad hoc per le società sportive, sul fronte dei debiti ci saranno regole per tutte le aziende”, aveva fatto sapere Giorgetti, richiamando il no del Mef all’emendamento al decreto aiuti quater per la rateizzazione dei versamenti sospesi per lo sport. “In manovra – si aggiungeva – già ci sono strumenti per la rateizzazione che valgono per tutti”. E c’era stato, inoltre, il no del Ministro dello Sport, Andrea Abodi.

Niente da fare per i “furbetti” del pallone, discorso chiuso, i club dovranno pagare dunque. Anzi no. Eccolo il colpo di scena, all’italiana, che ribalta una partita da mezzo miliardo di versamenti Irpef e contributi sospesi nel corso del 2022 con la scusa dell’emergenza Covid. Alla fine sembra spuntarla proprio Lotito che nell’Italia dei controsensi e dei paradossi conta evidentemente persino più di Meloni, cioè del capo del governo in carica che aveva contestato quell’emendamento e la richiesta di dilazionare in 72 mesi quei pagamenti che i normali cittadini si trovano a dover affrontare subito e senza sconti.

In Italia la gente subisce pignoramenti, le imprese chiudono perché non ce la fanno a farsi carico del peso insopportabile delle tasse. Ma si sa che il pallone è una religione e soprattutto il calcio è diventato un business. Si potrebbero mai far fallire società che hanno centinaia di milioni di debiti? Se sono club di calcio la risposta è no, in Italia almeno. Siamo la patria dei doveri, con le aziende dei comuni mortali che al primo errore finiscono gambe all’aria e le società di calcio che possono permettersi pure il lusso di gonfiare i bilanci per anni e andare avanti allegramente.

Alle porte di Natale, a quanto pare, Lotito trionfa e mette all’angolo il premier Meloni e due ministri. Sostenuto dal suo partito, Forza Italia, il presidente-senatore sta per portare a casa l’auspicata maxi-rateizzazione in cinque anni. La notizia la riporta Il Fatto Quotidiano.

E c’è di più: il “Salva-calcio” con ogni probabilità diventerà legge: la norma, che Il Fatto Quotidiano ha anticipato, prevede che le società di calcio indebitate potranno pagare tutto in comode rate nei prossimi 5 anni, senza penalizzazioni in classifica o sanzioni penali, con giusto una piccola multa del 3%.

Gli italiani arrancano e soffrono, costretti a pagare sino all’ultimo centesimo. Il mondo del calcio no. La genesi dei due pesi e due misure si è (quasi) compiuta. Tra pochi giorni i presidenti delle squadre di Serie A verseranno al Fisco soltanto un acconto di tre rate, il 5% del totale. Tutto il resto viene rinviato. Tutto il resto è uno schiaffo agli italiani. La legge è uguale per tutti: ma dove? Non in Italia.

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