“Non sono più un giovanotto e ho una certa età ma conservo sempre nel mio cuore l’emozione e l’entusiasmo che provavo da ragazzino quando vedo un film che mi emoziona, uno spettacolo o un evento che mi lascia qualcosa dentro, nel profondo del cuore”. Basterebbe questa frase da sola per far capire la grandezza d’animo di Ninni Panzera, lo storico segretario generale di TaoArte che se n’è andato ieri per un malore improvviso.
Messinese ma taorminese d’adozione, una vita per il Comitato Taormina Arte, poi Fondazione Taormina Arte e negli anni più recenti poi alla guida del Messina Opera Festival. L’avvocato Panzera è stato soprattutto un eterno innamorato delle arti, del cinema, del teatro, della musica. Un professionista che ha saputo interpretare il suo ruolo con la giusta meticolosità che il lavoro impone, un uomo sempre cordiale e gentile con tutti, un “maestro” di stile con quella sua postura “britannica” verso gli altri. Dotato di un garbo d’altri tempi e capace di fare la sua parte anche di fronte alle situazioni più complesse, come fu nel caso di TaoArte nella transizione dall’epoca d’oro agli anni più difficili.
Panzera con la sua dipartita lascia un vuoto difficilmente colmabile perché ha saputo esprimere una caratura morale ed intellettuale di rilievo e l’ha accompagnata ad una profonda e rara umanità che oggi è diventata “merce rara” in un mondo che corre troppo veloce e che vive sul piano inclinato di un cinismo che lascia poco spazio ai rapporti sinceri e disinteressati.
Nei suoi ultimi anni si era immerso con entusiasmo nella sfida di una sua creatura, il Messina Opera Film Festival. Dentro di sé ha portato il sogno, rimasto irrealizzato, di continuare ad essere protagonista nella “sua” Taormina, lì dove ha speso gran parte della sua vita e tornava con l’amore di sempre. A Taormina, però, le figure capaci, autorevoli e preparate fanno “ombra” e troppo spesso vengono considerate ingombranti, un intralcio più che un valore aggiunto.
“Mi piace “impaginare” un festival, studiare le sezioni, pensare agli ospiti e annodare i mille fili che stanno dietro l’organizzazione di una manifestazione. E’ quello che mi piace fare. Guardo avanti, anche al buio, cercando il fascio di luce che imprime le immagini sullo schermo”. Questa era Ninni Panzera, l’eterno ragazzino che non ha mai smesso di emozionarsi. E adesso che il viaggio terreno si è interrotto, ci piace immaginarlo seduto nell’immensità del teatro del cielo, da qualche parte, nella platea più bella, mentre continua a guardare avanti e a cercare quel fascio di luce eterno che proietta i sogni più grandi. Stavolta sullo schermo dell’infinito.
Ciao Ninni, porta la tua luce e la tua umanità anche lassù, dove i sogni non fanno ombra a nessuno ma illuminano il cammino di tutti.


