Ore di fibrillazione nel centrosinistra. Si fa sempre più difficile la prospettiva, auspicata dal PD, di mettere insieme con Calenda anche Fratoianni, Di Maio Bonelli.
È la domanda che tutti nel Pd, Enrico Letta per primo, si sono posti con angoscia ieri mentre veti, scomuniche e ultimatum reciproci tra i potenziali alleati si affastellavano in pubblico su Twitter, il social che rischia di trasformare la corsa della non ancora coalizione in un reality dei più litigiosi e trash. E la risposta è no: non si può fare. Perché di questo passo a Meloni non servirà nemmeno fare propaganda per ritrovarsi a Palazzo Chigi, le basterà accomodarsi in platea e godersi le diatribe dei rivali.
Letta non esclude nulla e – e come riporta Repubblica – nemmeno di presentarsi alla sfida con Giorgia Meloni solo con la sua lista, allargata a Democratici e Progressisti, anche se questo non è e non sarà mai il suo piano principale. “Però l’allarme è arrivato a livello alto e il ragionamento che fanno in molti nel partito è che, se la situazione non migliora, è meglio puntare al 30 per cento con i voti di un Pd trainato da una corsa in solitaria e dal voto utile piuttosto che fermarsi a un risultato complessivo più o meno analogo con una coalizione scombinata e impresentabile”.
“La speranza di Letta – rimarca Repubblica – è di chiudere entro oggi la partita delle alleanze, perché la scadenza si avvicina e più ancora perché il centrosinistra non può continuare a sprecare giorni di campagna elettorale parlando di seggi, collegi e perimetri mentre dall’altra parte sono così sicuri della vittoria da pensare già alla spartizione dei ministeri”.


