HomeBreaking NewsLetta è il becchino Pd, Bonaccini traccia la via per la resurrezione

Letta è il becchino Pd, Bonaccini traccia la via per la resurrezione

Stefano Bonaccini nel suo discorso di ieri è stato chiarissimo. Il Partito Democratico non soltanto sta subendo una perdita impressionante di consensi ma va incontro al serio rischio di non essere più neanche l’area politica di riferimento del centrosinistra perché da quelle parti Giuseppe Conte sta facendo come un matto per vampirizzare le ceneri del Pd, affondato dal segretario “becchino” Enrico Letta, l’uomo dei disastri che è riuscito non soltanto a far collezionare una lunga serie di sconfitte ai democratici ma ne ha esasperato all’inverosimile la tendenza a rappresentare un cenacolo di intellettuali, distinti e distanti dalla gente, protesi a trovarsi abusivamente, a tutti i costi, al governo del Paese tra un ribaltone e l’altro, per 11 anni di fila (anzi 10 perché nel mezzo c’è stata la parentesi dell’esecutivo gialloverde Lega-M5S) senza mai essere legittimati al consenso popolare.

Bonaccini è persona intelligente e capace, lo ha dimostrato in Emilia Romagna e ha lanciato un messaggio chiaro, un avviso ai naviganti: o si cambia registro e la si smette di andare avanti così oppure il Pd verrà sorpassato non soltanto dal M5S, che lo ha già messo alle sue spalle, ma anche dal Terzo Polo.

La sfida coraggiosa e di buon senso che lancia Bonaccini è quella di provare a far resuscitare un partito che sa solo parlare di Europa e non sa affrontare i problemi delle persone, pensa soltanto a dire l’esatto opposto di quello che dice o che fa il governo, con la solita demonizzazione dell’avversario politico. “Se diventerò segretario la prima cosa che farò sarà quella di incontrare Giorgia Meloni, non si può fare solo la protesta, ci vuole anche la proposta e se su alcune cose saremo d’accordo lo faremo per il bene del Paese”, fa sapere Bonaccini. Uno schiaffo a Letta e a tutti i suoi predecessori, che hanno perso prima ancora di presentarsi alle urne. Con quelle facce e con quell’arroganza dei primi della classe, che poi nella vita diventano gli ultimi.

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