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Le sfide dell’automazione del lavoro: come affrontarle

Come affrontare le sfide dell’automazione del lavoro? Per rispondere a questa domanda l’amministrazione di Cluj-Napoca, città nel nord-ovest della Romania, ha creato Future of Work, un progetto europeo basato su tre pilastri: adattamento dei programmi di studio, formazione imprenditoriale e aiuto ai quartieri più svantaggiati.

L’obiettivo è facilitare la transizione verso l’Industria 4.0 offrendo formazione e competenze per le risorse umane che rischiano di scomparire a causa dell’automatizzazione, aumentare la competitività e la partecipazione sociale nelle industrie culturali e creative e comprendere meglio le esigenze dei lavoratori socialmente esclusi.

Con la transizione industriale e l’adattamento delle abilità e delle competenze alle nuove realtà economiche come priorità a livello europeo e globale, Future of Work è un progetto che assiste gli attori regionali in questo processo.

“Credo che l’automazione debba essere vista come un’opportunità, non come un rischio – dice Ovidiu Cimpeam, project manager di Future of Work -. Possiamo creare più posti di lavoro affidandoci alla nostra creatività di esseri umani”.

Attualmente sono in corso diverse azioni mirate. “Culturepreneurs” è un programma dedicato alla formazione imprenditoriale rivolto ai professionisti delle industrie culturali e creative. Sono 69 i partner che sviluppano progetti sostenibili che combinano il lato creativo con l’imprenditorialità e la tecnologia. I partecipanti beneficiano di workshop, mentorship e dell’infrastruttura necessaria per identificare e implementare nuovi modi di lavorare nell’Industria 4.0.

Tra il 2001 e il 2019 Cluj è diventata una delle città europee con la crescita economica più rapida. Ma per sostenere questa crescita, si è resa conto di dover colmare il divario tra conoscenza e tecnologie emergenti. Il Centro regionale di eccellenza per le industrie creative e i suoi tre laboratori sono uno dei primi progetti di successo. Quasi 240 studenti si esercitano qui ogni giorno.

Teodora Cornea è tra coloro che hanno beneficiato del progetto: ha appena trovato lavoro in un gigante dell’informatica grazie a questo programma di apprendimento su misura. “Ho imparato molto sulle tecnologie emergenti, come la realtà virtuale, il design 3D, lo sviluppo di giochi – dice Teodora -. Penso che in futuro avremo molti lavori che riguardano l’ingegneria e soprattutto la tecnologia e l’automazione”. Il budget totale del progetto è di 5,6 milioni di euro: l’80% della somma proviene dalla politica di coesione europea, il restante 20% dai 10 partner pubblici e privati. L’industria culturale e creativa è una delle forze trainanti di Cluj. Ma tra i 2.000 laureati ogni anno solo il 7% trova lavoro in questo settore.

L’inclusione socio-professionale è il terzo asse di questo progetto che ha un orizzonte temporale di 20 anni. La disparità sociale è ben visibile a Cluj: intorno alla discarica di Pata-Rât vivono più di 2.500 persone. Garantire loro il minimo indispensabile è il compito di Alex Fechete, che si occupa del progetto in un insediamento rom. “Abbiamo portato nella comunità due container con docce e abbiamo messo a loro disposizione una connessione internet, in modo che possano cercare lavoro – dice Alex -. Inoltre, siamo riusciti a portare un autobus per sei mesi, in modo da rendere l’accesso al lavoro più facile”. Nell’insediamento sono stati installati 10 punti internet wireless gratuiti, un router e un’antenna. Nell’ambito del progetto sono stati consegnati 350 abbonamenti gratuiti al trasporto pubblico ai membri adulti della comunità per facilitare l’accesso delle persone di Pata-Rât al mercato del lavoro regolamentato: il 98% dei dipendenti ha utilizzato l’autobus per recarsi al lavoro.

Fonte: Euronews

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