TAORMINA – Tra i messaggi d’addio all’ex assessore Vittorio Conti – scomparso ieri all’età di 61 anni -, si registra nella giornata odierna anche quello del Comune di Taormina.
Nel necrologio che ha fatto affiggere per le strade il Comune, si legge testualmente: “Il Sindaco, la Giunta, il Presidente e il Consiglio comunale di Taormina si stringono al dolore della famiglia per la scomparsa di Vittorio Conti, già assessore e consigliere comunale della Città di Taormina”.
Sulle pagine social del Comune è poi apparso nel pomeriggio questo post: “L’Amministrazione Comunale di Taormina esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Vittorio Conti, già amministratore della città, che nel corso degli anni ha offerto il proprio contributo istituzionale con impegno e senso di responsabilità al servizio della comunità. Il Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale e l’Amministrazione tutta si stringono con affetto alla famiglia e ai suoi cari, condividendo il dolore per questa grave perdita. Il ricordo del suo impegno civico e umano resterà vivo nella memoria della comunità taorminese”.
Il ricordo, letto così, sarebbe ineccepibile sul piano istituzionale eppure suscita perplessità in città. Se non altro perché la comunità ha buona memoria di dinamiche che negli anni recenti hanno arrecato una sofferenza profonda al compianto Vittorio e alla sua famiglia che – ricordiamo – nell’arco di quasi un secolo ed in più generazioni – avevano gestito con orgoglio e dedizione una storica bottega in Corso Umberto. Un patrimonio sul quale gli aspetti amministrativi sono importanti ed è chiaro e pacifico che c’è un quadro da dover osservare, ma – senza entrare nel merito dell’accaduto – il punto è che prima della politica, di atti o questioni formali dovrebbe sempre venire (e prevalere) il buon senso e la dignità delle persone. La capacità di trovare soluzioni risolutive in grado di contemperare le posizioni.
Di fronte ad un lutto tutto poi sfuma. Però forse prima di “stringersi attorno” o di “ricordare” qualcuno, bisognerebbe riflettere. Cercare di comprendere se le parole (di oggi) e i fatti (di ieri) vanno nella stessa direzione oppure no.
Ricordiamoci, insomma, che nella vita siamo tutti dei naviganti di passaggio. Alla fine del viaggio sarà lo spessore umano delle nostre azioni verso gli altri che scriverà il giudizio su ciascuno di noi e che stabilirà chi siamo stati e come meriteremo di essere ricordati. Vittorio Conti da lassù leggerà queste righe con il sorriso sornione di chi lo sa bene che il tempo è sempre galantuomo. Ed è una livella. Per il resto probabilmente può bastare quella immagine sopra. Basta e avanza.


