“Sarà un bluff”, “Dietro di lui avrà il nulla”, “Si circonderà di personaggi improvvisati nelle Istituzioni”. Lo stigma di quelli che avversano Ismaele La Vardera o lo sottovalutano gli hanno già cucito addosso il bollino del “populista d’annata” che si esalterà per poi sgretolarsi con la fragilità delle sue stesse seconde linee. L’anatema anti-lavarderiano è che non saprà, insomma, gestire quel boom che lo sta facendo esondare, e non riuscirà a costruire davvero un progetto politico solido alle sue spalle per reggere il peso dell’onda stessa con la quale sta travolgendo la politica siciliana. Tuttavia il fondatore di Controcorrente comincia a fare scelte che sembrano portare in un’altra direzione rispetto alla narrazione alimentata dalle profezie più snobbiste e funeste.
La prospettiva che si delinea all’orizzonte appare diversa. L’ex iena non si sta appassionando alla tentazione dell’improvvisazione e alla tentazione fatale del “dopo di me il Diluvio” (o peggio ancora il nulla cosmico…). Non mancano gli indizi che danno una prova rispetto a come sta strutturando il movimento che in 12 mesi è nato e poi incredibilmente diventato il primo partito siciliano.
Tra le varie date che potrebbero segnare uno spartiacque nella parabola politica di La Vardera c’è il 14 febbraio 2026, il sabato in cui alle Officine Sandron di Palermo, ha lanciato la sua candidatura alla Presidenza della Regione, come pure quella dell’1 luglio scorso, quando l’ingresso di Alessandro De Leo, dopo quelle di Carlo Gilistro e José Marano, ha consentito la nascita del gruppo parlamentare di Controcorrente all’Ars. E poi il 15 giugno è arrivata l’adesione a sorpresa di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, vittima della mafia nella strage di Via D’Amelio.
Ma un’altra data non va sottovalutata ed è quella dell’11 maggio 2026, la giornata in cui La Vardera ha annunciato l’ingresso nel suo movimento di Sonia Alfano. Non è esattamente una figura qualsiasi. E’ la figlia di Beppe Alfano, il giornalista ucciso dalla mafia l’8 gennaio 1993 in un tragico agguato a Barcellona Pozzo di Gotto. Un simbolo della lotta a Costa Nostra.
Donna capace e che ha dato prova di essere tanto autorevole quanto scomoda, già eurodeputata ed ex presidente della Commissione Antimafia, prima donna a presiedere la Commissione speciale antimafia, anticorruzione e antiriciclaggio del Parlamento Europeo, Sonia Alfano ha raccolto sin qui politicamente meno di quello che avrebbe potuto conquistare e la narrazione della “figlia di” non l’ha aiutata.
E’ una che ha fatto le sue esperienze in politica ma non ci ha pensato due volte a sbattere la porta e andarsene dai partiti quando non è stata messa nelle condizioni di dare un apporto. L’ultimo – in ordine di tempo – a deluderla era stato Carlo Calenda e lei non esitò a rimproverare al leader di Azione di essere venuto in Sicilia e di aver fatto un bagno nelle acque di Isola Bella, a Taormina, anziché riunire il partito.
La figlia di Beppe Alfano è uno dei volti più conosciuto ma soprattutto più autentici dell’Antimafia, quell’universo eterogeneo, un pò “cartonato”, che troppo spesso in Sicilia (e non solo qui) è stato colorato di molteplici storie di interpreti a corrente alternata nell’alveo delle battaglie per la legalità. Paladini della morale, pronti a cavalcare il vento opportunistico del momento per far diventare la narrazione dell’antimafia il propellente essenziale per ritagliarsi spazi e poltrone.
Sonia Alfano stavolta in Controcorrente e al fianco di La Vardera pare aver trovato la “casa” politica giusta, quella dover poter dare un senso compiuto alla sua esperienza e rendere incisivo il suo contributo, dover far vedere le sue qualità senza giochi di posizione ed equilibrismi soggiogati dal compromesso al ribasso. L’habitat dove poter lasciare un segno positivo per la sua terra e i siciliani. La Vardera si è messo accanto, tra le presenze di riferimento del progetto di Controcorrente, una donna dal carattere indomito che la sofferenza spietata nella sua vita l’ha vista in faccia da vicino e l’ha affrontata a ripetizione sulla sua pelle: prima con il dolore per la morte del padre, poi quando, a più riprese, è stato messo in discussione l’onore del papà e infine anche il suo. Ma forse anche questo è uno spaccato dei tempi, bussola della Sicilia che è stata ieri e termometro di quella che potrebbe essere domani.
“Mai piegarsi”, resistere senza arrendersi alla corrente tentacolare del tutto e il contrario di tutto. Lezione di vita più che di politica, e allora il volto della Alfano nella “cabina di regia” di Controcorrente incarna lo spirito del progetto lanciato da La Vardera e si traduce in un indizio di credibilità umana e morale, e di cifra civile della proposta, con quelle credenziali basilari che poi fanno la differenza. E questo vale anche e soprattutto in politica.
La Vardera sta fiutando quello che sta accadendo attorno a lui e che va oltre le sue aspettative. Vuole scrollarsi di dosso l’etichetta del populista solitario: ha capito che il suo futuro si deciderà nella capacità o meno che avrà di creare l’equilibrio stabile di una base solida, scansare il fosso dell’egocentrismo e resistere alla tentazione-trappola del sentirsi archistar della partita, in modalità “Io e nessun altro”. Profili come Sonia Alfano sono il segnale incoraggiante di chi vuole allargare il perimetro del consenso, senza isolarsi e passando dalla visione condivisa di una squadra. Con l’idea di provare a costruire quello in cui hanno puntualmente fallito gli altri: una classe dirigente credibile, all’altezza di una sfida che mette in gioco il destino della Sicilia e dei siciliani.


