HomeAperturaLa tempesta dopo la quiete. Sarà una primavera di fuoco…

La tempesta dopo la quiete. Sarà una primavera di fuoco…

TAORMINA – Federico Basile si dimette a Messina e si ricandida a sindaco per le elezioni anticipate, Salvo Puccio viene mandato in campo per il voto a Giardini Naxos e intanto si avvicina alla resa dei conti anche e soprattutto la battaglia campale delle Regionali. L’inverno dei ristori, delle progettazioni e degli stanziamenti del dopo Ciclone, fa da prologo a una primavera densa di appuntamenti politici per l’attuale sindaco di Taormina, Cateno De Luca e, di riflesso, per i suoi “scudieri”.

Il parlamentare di Fiumedinisi sarà impegnato da qui ai prossimi mesi su più fronti. In primis ci saranno le elezioni a Messina, spartiacque fondamentale con la “roccaforte” del monocolore Sud chiama Nord che torna contendibile alle urne e De Luca che dovrà blindare con una nuova campagna elettorale in cui si caricherà sulle spalle la ricandidatura del sindaco dimissionario, il “fedelissimo” Federico Basile. Non è difficile immaginare che sarà una contesa senza esclusioni di colpi tra De Luca da una parte, il centrodestra e il centrosinistra dall’altra.

Nella stessa fase andrà in scena anche la volata finale per le Amministrative a Giardini Naxos. Molto di più di una semplice tornata di voto in un piccolo centro abitato di provincia. Perché la “presa di Naxos” si porrebbe in continuità territoriale e politica naturale con quella di Taormina del 2023. Non a caso De Luca ha deciso di candidare il “fedelissimo” della prima linea, Salvo Puccio, sospinto al “battesimo” politico dopo una lunga sequenza di incarichi “tecnici”. La chiamata alle “armi” per la sindacatura e la conseguente campagna comunicativa per “abituarlo” a interviste, strette di mano e sorrisi popolari, apre una nuova stagione per Puccio, oltre il doppio impegno odierno tra Messina e Taormina, direttore generale a Palazzo Zanca e direttore generale a Palazzo dei Giurati nella Patrimonio Taormina, guidata dal co-sindaco di Taormina, Massimo Brocato. Prima ancora era stato dg alla Città Metropolitana e presidente all’Amam.

De Luca, insomma, schiera i pretoriani. Non vuole e non può permettersi di perdere Messina e lo stesso discorso vale rispetto al tentativo di conquista di Giardini Naxos. L’esito della contesa naxiota sarà indicativo, in una direzione o nell’altra, per i futuri equilibri a Taormina ma sarà anche dirimente nell’ottica delle future Regionali.

Ecco perché De Luca si prepara alla sua primavera in “guerra” da una sponda all’altra della provincia, che assorbiranno tempo ed energie. Una “guerra” in cui ogni mossa può indirizzare il corso delle cose e determinarne l’esito e forse il bivio per De Luca sarà De Luca stesso, più dei suoi avversari. Il confine tra scelte giuste e sbagliate si fa sottile. Sognando la Sancta Sanctorum di Palermo, il momento della verità comincia adesso.

E di riflesso, da queste parti, il governo di Taormina sarà sempre più affidato a Massimo Brocato, che condivide con De Luca la cabina di comando della città.

Le due giornate palermitane di De Luca, quella romana e ora quelle messinesi, con l’aggiunta delle tappe in giro per la provincia messinese e in altre zone della Sicilia, con i vari impegni della sua nuova creatura “Ti Amo Sicilia”, consegneranno ulteriori spazi e responsabilità all’ex esperto e oggi presidente della Patrimonio Taormina. Brocato si è ormai calato a pieno nel ruolo di co-sindaco al fianco di De Luca e tuttavia anche per lui i prossimi mesi non saranno semplici. Anzi molto impegnativi e il focus sarà inevitabilmente sempre più acceso sul (co)primo inquilino di Palazzo dei Giurati.

La trincea di Basile, la scommessa di Puccio, la prima linea di Brocato, e De Luca che si giocherà tutto fra Stretto e Ionio. E a Taormina la sensazione è che, al netto di un quadro politico locale piatto e modesto (come del resto in tanti altri territori), i prossimi saranno mesi interessanti, nelle dinamiche e nella narrazione. Molto intensi.

Tramontano i giorni del Ciclone e si va verso una “primavera” di fuoco. Sul piano politico e nel racconto, non banale e semmai centrale, di tutto ciò che sta avvenendo e che avverrà. E di quel che è già avvenuto. Tutto.

La quiete dopo la tempesta” è il mood collettivo che ha accompagnato il crepuscolo di un drammatico gennaio. Sono dei versi scritti nel lontano 1829. Il Ciclone Harry per fortuna è andato via e, tuttavia, duecento anni dopo, o forse a distanza di due settimane, ora si potrebbe ribaltare la prospettiva. “La tempesta dopo la quiete“: d’altronde ci sono sempre momenti e momenti. Diametralmente opposti. Al di là dei canti, oltre la poesia.

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