TAORMINA – C’era da aspettarselo. Quando una vicenda nasce storta, ogni tentativo di raddrizzarla rischia di peggiorare il quadro. È quanto emerge dall’ormai nota vicenda dei 1.500 euro di soldi pubblici versati dal Comune di Taormina al privato concessionario del Castello Saraceno per una presunta “visita guidata” destinata agli studenti dell’Istituto Comprensivo.
Una spesa che, già in origine, destava perplessità e appariva difficilmente giustificabile. Non solo perché nei siti culturali siciliani l’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni e per le scolaresche, ma soprattutto perché il servizio pagato dal Comune semplicemente non risulta esserci stato.
Dopo le polemiche, l’Amministrazione comunale ha diffuso una nota a chiarimento, asserendo che “La quota versata riguarda esclusivamente i servizi annessi alla visita guidata, comprensivi delle attività di accompagnamento e dei servizi accessori dedicati ai minori partecipanti”. Una precisazione che, tuttavia, finisce per confermare l’anticipazione di TN24.
Già nel primo articolo su questa strana storia, avevamo anticipato quale sarebbe stata la parola magica: “visita guidata”. Ma alla prova dei fatti, come documentato anche fotograficamente, non si è visto nulla che possa lontanamente rientrare in questa definizione. Nessuna guida turistica abilitata, nessuna spiegazione storica strutturata, nessun servizio aggiuntivo. Gli studenti sono stati accolti esclusivamente da un dipendente della società concessionaria, addetto alla custodia del sito: una presenza ordinaria, prevista comunque e – per essere ancora più precisi – un dipendente con contratto di pulizia e multiservizi. Non certo un servizio extra da fatturare.
E anche volendo fare uno sforzo di fantasia e accettando per buona la “visita guidata” improvvisata, peraltro svolta in realtà da personale che non ha titoli specifici nell’ambito dei beni culturali, resta un nodo insormontabile: i costi. Uno scoglio sul quale non c’è alcun margine di interpretazione.
Basta consultare il tariffario ufficiale delle Guide Turistiche abilitate di Taormina e della provincia di Messina. Per un gruppo fino a 50 persone, una visita guidata di mezza giornata (quattro ore consecutive) costa 190 euro. Una guida con tesserino, competenze certificate e responsabilità professionali.

A fronte di questi dati che riguardano l’operato dei veri professionisti del settore, che hanno tutta la nostra stima per il lavoro che svolgono ogni giorno e che nobilita questo territorio, le 1.500 euro pagate al “buio” dal Comune di Taormina per accompagnare circa 45 studenti per un semplice giro del castello appaiono sproporzionate, se non del tutto ingiustificabili. Il tutto con l’unico “servizio accessorio” – se così lo si vuole definire -rappresentato da una matita consegnata ai ragazzi.
E allora che si tratti di 1500 euro, 1 euro o 10 mila euro, al di là dei singoli importi e dei casi specifici, il principio che dovrebbe valere sempre è quello a cui spesso si rifà il sindaco nei suoi interventi: “la gestione da buon padre di famiglia”. Un principio corretto e che, però, qui viene meno e praticamente si squaglia. Nessun padre di famiglia accetterebbe di pagare quasi otto volte il prezzo di mercato per un servizio di qualità nettamente inferiore, se non inesistente. Un buon padre di famiglia deve sempre verificare se i costi sono adeguati ad un servizio proposto oppure no. E se poi si commette uno sbaglio – perché errare humanum est – si va a rimediare. D’altronde la giurisprudenza consente la revoca di atti in auto-tutela.
La storia della “visita guidata” è uno scivolone che prende sempre più i contorni di qualche pagnotta da consegnare come un cadeau. E la pezza viene poi cucita male perché nessuna guida abilitata era presente, nessun servizio aggiuntivo è stato documentato. Nessuna giustificazione regge all’impietoso confronto con i tariffari ufficiali.
E’ la trappola della semantica, quella che si materializza al confine tra chi propone una cosa e chi la accetta senza accertarsi o senza curarsi troppo delle incongruenze, perché poi tanto nessuno se ne accorgerà. Gli atti amministrativi non basta scriverli, mettere un bell’impegno di spesa e il gioco è fatto. Errori e/o forzature poi emergono. Sempre.
E allora qui la vicenda della “visita guidata”, anzi della visita guidata fantasma” smette di essere una qualsivoglia semplice polemica e diventa una questione ineludibile di trasparenza amministrativa. I conti non tornano e le spiegazioni appaiono più deboli dei fatti, chiari e incontrovertibili. Il dubbio non è solo legittimo ma doveroso. Il “pacco” non è un servizio, un “regalo alle scuole” diventa invece una pagnotta non dovuta al privato. Peggio ancora se poi accade addirittura che una pagnotta chiama l’altra. Ma questo è un altro capitolo.


