Il quotidiano La Sicilia, con un approfondimento a firma di Manuela Modica, ha analizzato lo scenario che potrebbe prospettarsi per le elezioni Amministrative a Messina, dove c’è un ricorso pendente al Tar nel quale si contesta che il sindaco uscente Federico Basile si sarebbe dimesso con tre giorni di ritardo rispetto a quanto prevede la normativa vigente. Il ricorso è stato presentato da Angelo Giorgianni e Paolo Starvaggi.
“Il 5 maggio è la data che deciderà se si fermerà o meno il voto, e in extremis anche il vincitore potrebbe restare in bilico per mesi”, avverte La Sicilia.
Il voto a Messina, tra l’altro, è uno snodo fondamentale non solo sul piano politico locale ma anche e soprattutto perché il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, lo considera un “trampolino” di rilancio delle sue ambizioni per la corsa alla presidenza della Regione Siciliana.
“Il Tar – scrive Modica – ha bocciato la richiesta di sospensiva urgente, ossia di annullare il voto, ma sulle elezioni non si dissipa del tutto l’ombra dell’annullamento, e non solo, quell’ombra potrebbe essere perfino molto lunga e pesare sulle sorti del vincitore. Ma sull’argomento finora tra tecnicismi e politichese si è capito ben poco. Vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza. Intanto uno sguardo al passato. Non sarebbe la prima volta, infatti, che a Messina l’esito delle elezioni viene deciso a colpi di ricorsi, così fu, infatti, al secondo anno di Amministrazione di Francantonio Genovese, quando un Tribunale diede ragione al ricorso sull’utilizzo del simbolo del Psi in campagna elettorale. Una vicenda che nulla aveva a che fare con Messina, e che certamente non aveva influito sull’esito del voto, eppure tutta la giunta Genovese andò a casa. Adesso incombe su queste elezioni il ricorso presentato da Angelo Giorgianni e Paolo Starvaggi. Su cosa verte il ricorso è presto detto: Basile avrebbe presentato le dimissioni con tre giorni di ritardo, il 24 e non il 27 febbraio, questo rispetto alla data poi fissata delle elezioni, 24 e 25 maggio.
“L’iter processuale – prosegue l’approfondimento di Manuela Modica su La Sicilia – è stato fin qui caratterizzato da una serie di sviluppi imprevisti. Durante l’udienza del 21 aprile, è stata sollevata una eccezione preliminare dall’avvocatura del Comune di Messina, che ha contestato la competenza territoriale del Tar di Catania, sostenendo che spettasse alla sede di Palermo. Con una decisione immediata, il presidente del Tar di Palermo ha rigettato l’eccezione, confermando la competenza della sezione di Catania e restituendo gli atti. Nel frattempo, i legali dei ricorrenti hanno presentato un ricorso per motivi aggiunti, impugnando l’atto successivo del procedimento: la nota della prefettura di Messina che ha formalmente indetto i comizi elettorali. Sono stati istruiti due procedimenti, ma dopo la richiesta di accorparli di Giorgianni e Starvaggi sono stati riuniti: entrambi confluiranno nella data del 5 maggio, tutto si giocherà quel giorno. Il round finale per la fase cautelare si terrà dunque in un’unica data. Sarà il collegio del Tar di Catania a decidere se sospendere o meno il procedimento elettorale, un provvedimento che, se concesso, fermerebbe la macchina organizzativa e aprirebbe concretamente la strada al rinvio del voto, con la prospettiva per Messina di rimanere commissariata per un altro anno. Cosa succederà, invece se la sospensiva verrà bocciata? Se il Tar rigetterà la sospensiva per la fase ormai avanzata del procedimento elettorale, il sindaco resterà sub-iudice, che vuol dire che a quel punto, a dirimere la questione potrebbe essere la pronuncia della corte costituzionale, che si esprimerà in 12-18 mesi, e il sindaco vincente potrebbe a quel punto essere disarcionato. Un film già visto dalla città. Praticamente un remake”.


