Il mercato cinese delle catene alberghiere ha fatto registrare una solida crescita nel 2025, con un aumento dell’offerta di camere nelle catene alberghiere pari a 760.000 stanze, il 10,74% su base annua, secondo un rapporto di settore diffuso nelle scorse ore.
Nell’anno appena trascorso, in Cina erano operativi circa 106.300 hotel appartenenti a catene alberghiere, per un totale di 7,83 milioni di camere, secondo un rapporto della China Hospitality Association.
Nello stesso periodo, il numero complessivo di camere operative dei primi 50 gruppi alberghieri è aumentato di circa 550.000, con una crescita del 10,23% su base annua, mentre i marchi alberghieri di fascia media hanno registrato un incremento del 10,91% dell’offerta.
Il rapporto evidenzia una più ampia trasformazione del settore, che sta passando da una crescita quantitativa a uno sviluppo fondato su qualità ed efficienza, guidato dalla crescente domanda dei consumatori di esperienze di livello più elevato. Il rapporto rileva che la differenziazione dei marchi e la segmentazione del mercato stanno diventando sempre più marcate.
La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale hanno cessato di essere semplici strumenti di supporto per diventare fattori produttivi centrali, ormai profondamente integrati nelle attività operative, nell’erogazione dei servizi e nel marketing, ridefinendo l’efficienza e l’esperienza del cliente.
Chen Xinhua, presidente dell’associazione, ha affermato che l’ente intensificherà gli sforzi per definire standard di settore per hotel e ristoranti e, al tempo stesso, amplierà la propria piattaforma di promozione dei nuovi modelli commerciali, con l’obiettivo di sostenere uno sviluppo di alta qualità del settore.
Esaurita parte della spinta interna, i grandi investitori cinesi stanno ora volgendo lo sguardo con rinnovato interesse verso l’Europa. L’obiettivo principale è il segmento dell’hospitality di lusso, considerato un porto sicuro e un asset strategico per diversificare il portafoglio. Le capitali europee e le destinazioni turistiche d’élite sono finite sotto la lente d’ingrandimento di fondi e gruppi alberghieri orientali, pronti a esportare il proprio know-how operativo e a capitalizzare sul prestigio delle strutture storiche del Vecchio Continente. Questa nuova ondata di capitali punta a intercettare non solo la ripresa del turismo globale, ma anche a creare un ponte diretto per i viaggiatori alto-spendenti provenienti dalla Cina, sempre più alla ricerca di standard di accoglienza esclusivi e familiari nelle principali mete europee.
In questo scenario, l’Europa è diventata il nuovo terreno di conquista e l’Italia si posiziona come la destinazione più ambita in assoluto per l’hospitality di lusso. Il nostro Paese è attualmente considerato dagli operatori internazionali come il principale polo di sviluppo per gli hotel d’alta gamma, superando competitor storici come Grecia e Spagna. Nel 2025, gli investimenti nel settore alberghiero italiano hanno superato i 2,5 miliardi di euro, con oltre la metà dei capitali provenienti dall’estero. Gli investitori cinesi guardano con particolare attenzione non solo alle città d’arte come Milano, Roma e Venezia, ma anche a destinazioni d’élite come il Lago di Como, attratti da un mercato che promette una crescita delle tariffe medie del 21% entro il 2027.
Gli investitori orientali guardano oggi con attenzione al Mezzogiorno. Capri e Taormina ma anche la Sardegna sono, in particolare, le mete attenzionate per le opportunità di acquisizione di asset. L’interesse tocca le destinazioni dove la domanda di hotellerie di lusso (5 e 4 stelle) è in costante aumento. Questo trend è alimentato dalla volontà di diversificare i portafogli immobiliari e lavorare su circuiti internazionali, attraverso asset reali in grado di veicolare il ritorno massiccio del turismo asiatico alto-spendente. Un segmento che vede l’Italia come la destinazione europea preferita per il 2026.


