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La doppia mossa di Renzi: Schlein “male minore” per fermare la scalata di Conte

Nel laboratorio politico di Matteo Renzi, l’obiettivo primario è diventato la costruzione di una diga capace di arrestare l’onda d’urto di Giuseppe Conte. Il leader di Italia Viva vede nella scalata dell’ex premier al comando del centrosinistra un rischio letale per l’identità riformista della coalizione, e per neutralizzarlo sta mettendo in campo una strategia a più livelli che mescola tattica d’anticipo e realismo brutale.

Al centro di questo schema emerge la figura di Silvia Salis, la sindaca di Genova eletta nel maggio 2025, che Renzi sembra voler trasformare nella chiave di volta per far saltare il banco. L’idea è quella di proporla come una “federatrice” naturale, una figura capace di incarnare battaglie civili e diritti con una forza simbolica tale da rendere superfluo, o quantomeno rischioso, il passaggio traumatico delle primarie. Incoronando Salis come sintesi unitaria, Renzi punterebbe a blindare l’alleanza attorno a un profilo che metta d’accordo la sinistra radicale e il Partito Democratico, togliendo a Conte lo spazio vitale per presentarsi come l’unico vero polo d’attrazione dell’area progressista.

Tuttavia, la politica è l’arte del piano B, e Renzi sa che il muro contro le primarie potrebbe cedere. In quel caso, il suo posizionamento subirebbe una metamorfosi tanto spregiudicata quanto necessaria. Se il campo largo dovesse davvero finire ai gazebo per decidere la leadership nel 2027, il leader di Rignano sarebbe pronto a compiere il passo più difficile: sostenere Elly Schlein. In questa prospettiva, la segretaria del PD smetterebbe di essere l’avversaria interna per diventare il “male minore”, l’argine indispensabile per impedire che il “nemico” Conte metta le mani sulle chiavi della coalizione.

Per Renzi, una vittoria di Schlein garantirebbe comunque la centralità del Partito Democratico — interlocutore con cui, pur tra mille scintille, esiste un linguaggio politico comune — mentre un’affermazione di Conte segnerebbe la fine del progetto riformista e la definitiva sottomissione del centrosinistra al populismo stellato. È un gioco di scacchi dove il sostegno alla Schlein non sarebbe un atto di fiducia, ma una mossa difensiva per salvare il perimetro dell’alleanza dalle ambizioni egemoniche dei Cinque Stelle.

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