Sulla base dei dati più recenti (marzo 2026), il turismo a Dubai sta subendo un brusco stop a causa del conflitto nella regione e dello scenario di forte instabilità che si prospetta anche nel momento in cui termineranno le ostilità in Iran. Sebbene Dubai abbia chiuso il 2025 con numeri record, la situazione attuale ha ribaltato il trend e sta mandando in frantumi l’industria turistica del Golfo.
I principali mercati turistici che stanno “lasciando” o progressivamente evitando Dubai sono almeno cinque e tutti hanno un peso specifico non indifferente.
In primis l’Europa Occidentale. È storicamente il mercato più importante per Dubai (circa il 21% degli arrivi nel 2025). Attualmente, si registra un calo significativo dovuto ai timori per la sicurezza e alla sospensione dei voli da parte di grandi compagnie come Lufthansa, Air France e British Airways.
C’è poi la fuga dei turisti provenienti dal Regno Unito. Un sondaggio indica che 3 turisti britannici su 4 rinuncerebbero a un viaggio se la destinazione fosse ritenuta non sicura; le attuali raccomandazioni governative di non viaggiare nell’area del Golfo stanno svuotando i flussi da questo mercato.
India e Sud Asia non fanno eccezione in questa exit strategy dalle vacanze in Medio Oriente e quindi dal caos che si sta determinando. Rappresentano circa il 15% del mercato totale. La cancellazione dei voli da parte di Air India e l’incertezza sui collegamenti diretti stanno pesantemente influenzando questo bacino. E la tendenza negativa pare destinata a rafforzarsi in termini significativi, al di là dei tempi anche brevi in cui potrebbe (ma sarà davvero così?) concludersi il conflitto in Iran, almeno a detta del presidente americano Donald Trump.
Stati Uniti e Americhe completano il quadro dei mercati che si stanno riposizionando altrove. Pur essendo un mercato minore rispetto alla destinazione Dubai (7%), la percezione di instabilità regionale e la forte consapevolezza che questo conflitto lo abbia voluto proprio Trump, e pertanto potrebbe diventare un ulteriore elemento di rischio, porta a maggiore ragione i turisti americani, a preferire destinazioni considerate più sicure come Spagna, Italia o Grecia.
E anche il turismo dai paesi più vicini (che valeva circa il 26% nel 2025) è crollato drasticamente a causa del coinvolgimento diretto o della vicinanza al teatro bellico.
Il risultato appare impietoso e si sta traducendo in una lunga serie di cancellazioni di massa. I siti di prenotazione mostrano sconti massicci e disponibilità last-minute, un fenomeno rarissimo per luoghi come Dubai ma che non basta a fermare la grande fuga.
Gli analisti prevedono, in definitiva, una riduzione degli arrivi internazionali in Medio Oriente tra l’11% e il 27% per il 2026. E sembra soltanto la punta dell’iceberg. L’inizio di uno sprofondo del tutto inatteso ma impetuoso, che può raggiungere livelli ancora imprevedibili.


