Quando il 5 aprile 1997, all’età di 27 anni, morì il frontman dei Nirvana e leggenda del grunge Kurt Cobain, il mondo della musica pianse la morte di un’amata rockstar e di un’icona della Generazione X. Il corpo venne ritrovato nel suo appartamento di Seattle, negli Stati Uniti, e la causa della morte fu ufficialmente una ferita da arma da fuoco autoinflitta al volto, dato che Cobain lottava da anni con l’abuso di droghe e la depressione.
Sin da subito si è ipotizzato che Cobain fosse stato in realtà ucciso, con teorie cospirative che citavano il suo biglietto d’addio presumibilmente manomesso e i crescenti sospetti sul suo tumultuoso matrimonio con la rockstar Courtney Love. Un documentario del 1998 di Nick Broomfield, intitolato Kurt & Courtney, ha seguito queste teorie, indagando sulla tragica morte e sostenendo che non si potesse escludere l’omicidio.
Ora, a quasi tre decenni dalla scomparsa di Cobain, una nuova indagine indipendente mette in discussione la tesi del suicidio, citando prove di un’overdose forzata di eroina e del suicidio come messinscena per coprire il suo assassinio.
L’equipe forense ha presentato un documento, sottoposto a revisione paritaria, in cui si sostiene che Cobain potrebbe essere stato affrontato da uno o più aggressori, sottoposto a un’overdose forzata di eroina per “renderlo inabile” e poi ucciso con un colpo di pistola alla testa. Nel documento si afferma anche che l’arma ritrovata sulla scena, un fucile da caccia, sarebbe stato messo piuttosto tra le braccia del cantante dopo la morte.
Fonte: Euronews Italia


