Il conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele in Iran, con la conseguente risposta iraniana, destabilizza il Medio Oriente e ora minaccia il turismo internazionale. Sono già stati cancellati voli per oltre 2,3 milioni di passeggeri nel breve arco temporale di 96 ore, sono stati bruciati alcuni miliardi di euro in danno alle compagnie aeree (quelle del Golfo in primis) ed il primo danno complessivo stimato è di circa cinque miliardi al settore turistico di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Arabia Saudita. E, ovviamente, il dato è ancora parziale ed è destinato a consolidarsi da qui ai prossimi giorni. Questi sono i numeri prodotti dalla “follia” di un attacco unilaterale lanciato in Iran dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, coadiuvato da quello di Israele, Netanyahu.
La paralisi dei movimenti aerei blocca e/o scoraggia i turisti che disdicono le prenotazioni per i viaggi nell’area previsti nelle prossime settimane e mesi e hanno paura anche a muoversi verso l’Europa.
Il clima di pericolo e l’instabilità stanno spingendo i viaggiatori alla ricerca di alternative strategiche per aggirare l’hub mediorientale. Ecco i principali “rimpiazzi” o beneficiari della situazione:
Compagnie Aeree “rivali”: Turkish Airlines, Saudia e i vettori asiatici stanno assorbendo i flussi sulla rotta Europa-Asia, approfittando della sospensione di Emirates, Etihad e Qatar Airways.
Corridoi Aerei: Gli Emirati, in coordinamento con i Paesi del Golfo, hanno aperto corridoi specifici per tentare una parziale e cauta ripresa dei voli.
Destinazioni alternative: L’instabilità sta colpendo duramente il settore alberghiero locale (80% di cancellazioni), suggerendo che i turisti stiano dirottando i propri viaggi verso aree ritenute più sicure, sebbene il testo non indichi località specifiche.
Settore Crocieristico: Il blocco interessa anche i porti del Mar Rosso e del Golfo (come Aqaba e Salalah), costringendo il mercato delle crociere a una riorganizzazione forzata dei tragitti.


