HomeItalia - EsteriIpocriti e coccodrilli: siamo l'Italia del giorno dopo

Ipocriti e coccodrilli: siamo l’Italia del giorno dopo

E’ successo a Ischia e accadrà ancora perché l’Italia è questa, è un gigante di argilla dove la mano dell’uomo ha sbancato le montagna e ha ristretto o deviato i torrenti fregandosene di tutto il resto. La tragica situazione di Ischia ci mostra fango e devastazione, vittime accertati e dispersi che probabilmente si aggiungeranno a quel triste elenco di persone che non ci sono più.

E’ l’ennesima ferita al cuore di un Paese che non cambia mai ed è sempre quello del giorno dopo. Siamo l’Italia che non fa niente per prevenire questi fatti. Se ne parla solo quando ci scappa il morto, si fa un pò di sensazionalismo nelle tv e sui giornali, con il contorno delle solite dichiarazioni di circostanze dello Stato che “aiuterà”, che “non vi lascerà da soli” e che “accerterà se ci sono responsabilità”.

Ma vogliamo prenderci ancora per i fondelli? C’è poco da accertare ed è tutto chiaro come la luce del sole. Siamo di fronte ad un altro caso di territorio che, al netto delle dinamiche specifiche di una singola frana, soffre una carenza che affligge tutto lo stivale, dal Nord al Sud. Non esiste nessuna manutenzione, non c’è nessun intervento finalizzato a mitigare il rischio. Ci si rifugia nelle solite frasi di circostanza e ci si rimpalla la colpa, senza assumersi tutti le proprie responsabilità, ciascuno per la propria parte.

Siamo un Paese di ipocriti, dove si piangono i morti dopo aver creato le condizioni per quelle stesse tragedie, che si sarebbero potute evitare con un pò di attenzione in più e un pò di strafottenza in meno. La gente muore come ad Ischia, poi si faranno anni di indagini e processi che non porteranno a niente, nessuno pagherà nulla e anche se fosse, ma chi le restituisce indietro quelle vite? Non tornerà in vita quella bambina sepolta dal fango in una camera da letto che era la culla dei suoi sogni ed è diventata la tomba di un atroce destino.

Finiamola con la retorica del dolore di circostanza. Bisogna archiviare la stagione delle lacrime di coccodrillo e cambiare in fretta registro, per rispetto degli altri e anche di noi stessi. Così non si va più da nessuna parte. O si investono tempo e risorse sulle manutenzioni e sulla sicurezza, per mettere in sicurezza i territori, o in questa Italia groviera e con questo clima che non è più quello del passato, devastanti episodi del genere rischiano di moltiplicarsi. Con tutti gli annessi e connessi del caso.

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