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Inflazione nell’Eurozona, dietro le nuvole c’è il sereno?

Il nuovo anno è iniziato con una prima dose di buone notizie: dopo mesi che ha battuto tutti i record, l’inflazione nell’Eurozona ha iniziato a rallentare. L’ultima stima diffusa da Eurostat mostra che l’inflazione annua si è attestata al 9,2% a dicembre, in netto calo rispetto al 10,1% registrato a novembre. L’inflazione dei prodotti energetici, principale motore dell’impennata dello scorso anno, è diminuita bruscamente, passando dal 34,9% al 25,7% in un mese, mentre i prezzi dei generi alimentari hanno registrato un moderato calo.

Tuttavia, un indicatore chiave è effettivamente salito: l’inflazione di fondo (c.d. core), passata dal 5% di novembre al 5,2% di dicembre, il dato più alto dalla creazione della moneta unica. L’inflazione di fondo offre un quadro più preciso dello stato dell’economia, escludendo i prezzi di energia, cibo, alcol e tabacco, che tendono ad essere più volatili di altri. E anche se i prezzi salgono, come è successo negli ultimi mesi, le persone continuano ad acquistare questi prodotti essenziali a un ritmo costante. In altre parole, nessuno smetterà di andare al supermercato a causa dell’inflazione.

L’inflazione di fondo va oltre questi prodotti di base e tocca la varietà di beni e servizi che consumiamo regolarmente, a volte per puro piacere, come noleggiare un’auto, acquistare un nuovo smartphone, tagliarci i capelli e andare al cinema.

Un’inflazione di fondo elevata, quindi, significa che tutto ciò che ci circonda sta diventando più costoso. Questo è il motivo per cui così tanti economisti e politici ora parlano di inflazione “di base”, un termine che sottolinea quanto questo fenomeno sia diventato onnipresente.

“Tutti i produttori e venditori in qualche modo cercano di compensare il grande choc dei loro costi energetici – ha detto a Euronews Zsolt Darvas, senior di Bruegel, un think tank economico con sede a Bruxelles – quindi è del tutto naturale, a mio avviso, che l’inflazione si sia diffusa in tutti i tipi di beni e servizi diversi”. Più a lungo l’inflazione di fondo rimane alta, maggiore è il problema per i consumatori, che vedranno perdere valore ai propri stipendi e risparmi personali nel tempo. Questo non lascia loro altra scelta che sperare che i loro datori di lavoro offrano un generoso aumento di stipendio per tenere il passo con la tendenza al rialzo. “Se i salari non aumenteranno tanto quanto l’inflazione -ha detto Darvas – allora a medio e lungo termine il potere d’acquisto sarà ridotto in modo permanente e ciò si tradurrà in minori consumi, minore domanda e di conseguenza un’economia inferiore”.

Fonte: Euronews

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