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Imposta di soggiorno: Milano vuole la stangata vip, Taormina dice no. Sferra: “Turista non va spremuto”

Beppe Sala e Jonathan Sferra

TAORMINA – Si accende il dibattito sulle maggiori città italiane, le destinazioni più rappresentative del turismo, chiamate a decidere se aumentare l’imposta di soggiorno. C’è chi fa valutazioni che rivolgono lo sguardo a nuovi aumenti, anche significativi, e chi frena e allontana qualsiasi discorso di ritocco ulteriore delle tariffe. Milano annuncia proprio in queste ore, in termini ufficiali, la volontà di aumentare l’imposta turistica, Taormina conferma le tariffe in vigore e ad oggi non ha intenzione di rivederle o di invitare il governo a rivedere la normativa che regola la materia.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala torna alla carica e punta su un incremento dell’imposta di soggiorno, che per gli hotel 4 e 5 stelle della città al momento è pari a 5 euro. Tra l’altro, si tratta dell’importo massimo che la vigente normativa consente. Appare opportuno richiamare la legge 197 del 2022, secondo la quale un eventuale incremento è possibile solo nei Comuni che ospitano ogni anno un numero di turisti 20 volte superiore a quello degli abitanti. Tra queste Venezia e Firenze, per intendersi. Ma c’è già chi si è spinto oltre, con una “furbacchionata”, come Roma, che in vista del Giubileo, ha elevato l’imposta sino a 10 euro a notte per i clienti degli hotel a 5 stelle.

E allora eccola la provocazione di Sala che parla di “tassa doppia per i turisti vip”: “Se qualcuno può permettersi di pagare 600 euro per una camera, la tassa di soggiorno deve essere di 5 euro o di 10 euro? Ricordo che in città ci sono 15 cinque stelle lusso con 1.704 camere e 16 cinque stelle con 1.701 camere”. I dati presentati dal sindaco dicono che l’80% del turismo a Milano è composto da stranieri con alta capacità di spesa. “Ci sono circa 750mila turisti al mese – ha continuato – e nei primi sei mesi del 2024 abbiamo avuto 5,2 milioni di arrivi. In tutto il 2023 sono stati 8,5 milioni, superando l’anno record del 2019 quando avevamo avuto 7,5 milioni di turisti. E’ evidente che l’80 per cento del turismo a Milano è straniero, alto-spendente e può permettersi di spendere. La nostra riflessione è capire se si può lavorare sulla tassa, magari aumentandola sugli alberghi a 4 o 5 stelle”. Queste le parole del sindaco di Milano in una sua diretta social, con richiesta al governo di varare un aumento selettivo, per i 5 e 4 stelle.

Di diverso avviso Taormina, capitale del turismo siciliano e meta di riferimento della vacanza nel Sud Italia. L’assessore al Turismo, Jonathan Sferra, dopo gli aumenti che vennero disposti nel luglio 2023 con il “Salva Taormina” a decorrere poi dal 1 settembre dello stesso anno, allontana la prospettiva di altre modifiche alle tariffe: “Al momento non è argomento di discussione. Da noi non si prevede alcun aumento e non è intenzione nemmeno chiedere provvedimenti ad hoc al governo per rivedere il limite massimo applicabile”.

Sferra evidenzia: “Trovo corretto adeguare l’imposta secondo criteri di gradualità in proporzione al costo del pernottamento”. Poi l’assessore al Turismo di Taormina avverte: “Attenti a non spremere il turista come un limone, a maggiore ragione senza ricambiare con i servizi adeguati. La nostra Amministrazione sta lavorando in tal senso per alzare la qualità dei servizi, che è la condizione essenziale senza la quale altri ragionamenti non hanno senso”.

A Milano gli alberghi a 5 stelle sono 15, non è molto distante da questo dato Taormina, dove gli hotel a 5 stelle sono 11, con altri 2 pronti ad aggiungersi elevando la propria classificazione. Se Milano è la località più nota e più celebrata nel Nord Italia, la Perla dello Ionio ha il suo scettro nel Sud, dove detiene la più alta concentrazione di strutture alberghiere di lusso presenti nel territorio.

In tal senso, ricordiamo, per gli hotel 5 stelle la tariffa, a Taormina, è di 5 euro, che come detto equivale di fatto al massimo di legge, per i 4 stelle dal 1 settembre 2023, invece, si è passati da 3,50 a 4 euro, nei 3 stelle da 2 a 3 euro, 2 stelle da 1,50 a 2 euro, e una stella da 1 euro a 1,50. E nell’extralberghiero si è passati, sempre un anno fa, per le aziende turistiche residenziali si passa nei 4 stelle da 3 euro a 3,50, nei 3 stelle da 2 euro a 2,50, nei 2 stelle da 1,50 a 2 euro; affittacamere da 1 euro a 3 euro; case e appartamenti vacanza da 1 euro a 3 euro.

Sul tema, in ambito nazionale, Federalberghi, Confindustria Alberghi e Assohotel hanno auspicato la trattazione della questione con “equilibrio”, suggerendo di concentrare l’attenzione sulla “messa a punto di quegli aspetti della normativa attuale che non funzionano o funzionano male”. In primis: 1) stabilire che l’imposta sia contenuta entro un tetto massimo, in misura ragionevole, che non ecceda il livello attuale; 2) definire un meccanismo semplice da comunicare al cliente e facile da applicare per il gestore, riducendo al minimo gli adempimenti formali; 3) adottare un regolamento quadro, per assicurare uniformità sul territorio nazionale; 4) garantire la trasparenza sull’utilizzo del gettito, che dovrà essere restituito al turismo“.

“Pochi giorni fa, durante l’incontro con il Ministero del Turismo e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, erano state formulate delle rassicurazioni sul fatto che non ci saranno aumenti, che gli adempimenti saranno semplificati e che l’imposta sarà destinata al turismo, ma il resoconto dell’incontro tra i due Ministeri e l’ANCI non sembra muoversi in questa direzione”, sottolineando le organizzazioni del comparto alberghiero.

Gli albergatori hanno voluto ribadire la loro “contrarietà all’adozione di meccanismi che favoriscano l’aumento della pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese e prevedano l’applicazione dell’imposta di soggiorno anche nei comuni non turistici”.

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