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Il ritorno del prof. e il sambodromo del capintesta: la lite Bolognari-De Luca ci ricorda che fine ha fatto la politica a Taormina

TAORMINA – Nella noia totale della politica locale, con un’opposizione che riposa ormai al cimitero comunale e una maggioranza che in modalità “tappeto volante” suona la musica scritta dal maestro capintesta, a Taormina il “caso Jo Squillo” accende un sussulto di scontro tra i duellanti delle elezioni comunali 2023. Rieccolo il confronto a muso duro tra Mario Bolognari e Cateno De Luca, ex sindaco e attuale sindaco.

Non entriamo nel merito della vicenda concernente Jo Squillo, anche perché a Taormina c’è altro fare e a cui pensare. E poi qui va sempre di moda la competizione tra chi la spara più grossa, Taormina è la terra promessa delle minchiate in libertà, quelle che un tempo si proferivano nelle piazze e nei bar e che oggi si palesano con orgasmi social e coiti interrotti da tastiera. Poco male, se non per la sola riflessione di rilevare e chiarire a qualcuno che la città deve essere pulita e decorosa per tutti e non perché c’è un vip che va a farsi la passeggiata sul Corso Umberto. Poi se c’è qualche zozzone che lascia il sacchetto è un’altra storia e lo si deve sanzionare, ma non per questo il fatto va generalizzato e amplificato con il giochino mediatico del letame da spalare ad effetto batteria sull’immagine di Taormina.

Detto ciò, andiamo ai duellanti. Bolognari torna sulla scena e lo fa nel perimetro di un’area politica locale avversaria di De Luca che a Taormina si è squagliata e non esiste. Quelli che in città oggi sono all’opposizione pensano di tornare dagli Inferi o dal Tibet per la campagna elettorale e di rappresentare il dolce stil novo dell’alternativa, si cullano senza avere nessuna figura in grado di prendersi la leadership e pensano di cavalcare il consenso popolare dell’attuale sindaco che continua a scendere in termini evidenti. L’illusione tragicomica, insomma, è che possa bastare questo per detronizzare De Luca e la sua ciurma. Anche un bambino di due anni, tuttavia, comprenderebbe che non è esattamente così e che l’ambiguità, la volubilità e il doppiogiochismo del taorminese (anche se in verità ne sono rimasti pochi) sono sempre stati un fattore che possono ribaltare ogni copione in 5 minuti, in una direzione o nell’altra. E la convenienza non fa mai rima con l’opinione.

Il contorno di De Luca è notoriamente modesto e per parecchi un tempo sarebbe stata un’impresa anche riuscire a salire le scale del palazzo municipale, ma il capintesta è un politico navigato che sta costruendo la sua metamorfosi e (ipse dixit) vuole fare “politica associativa”. Il parlamentare di Fiumedinisi è scaltro abbastanza per aver compreso che il clima attorno a lui, in paese, è cambiato. Al netto degli adepti che gli raccontano meraviglie lunari e in una devozione da libro cuore si preoccupano di mettergli il like, non può non aver fiutato che molti taorminesi si taglierebbero una mano come “Muzio Scevola” per il voto plebiscitario del 2023 e proprio per questo è partita la somministrazione della cura da cavallo, non soltanto perché la giostra deve girare più veloce ma in primis per blindare la semina biennale del Ducato di Taormina. “Partecipate e moltiplicatevi”. E poi quando sarà il momento votate. Un bel rimedio per anestetizzare il problema. Serve il disegnino? Se poi dall’altra parte c’è il nulla e si sbandiera il solito copione trito paesano del professarsi anti-De Luca per fatto personale, la strada per il De Luca bis (o per il surrogato facente funzioni) sarà spianata.

De Luca, insomma, finisce per avere gioco facile, si diverte e va sul velluto. Affonda la lama nel burro della politica taorminese ridotta a ceneri. Va di sciabola nel ricordare di aver ereditato il dissesto e i vari errori della politica di Taormina che si è suicidata da sola e che gli ha consegnato le chiavi della città. Chi potrebbe dirgli che non è vero? La storia è quella e non ammette punti di vista. Poi ovviamente c’è il resto. De Luca non si ferma al passaggio politico e va oltre ma anche questa non è una novità.

Oggi il nemico di De Luca per la sua conferma nel Ducato di Taormina è De Luca stesso. Ha un’autostrada davanti per continuare a gestire, lui o chi per lui, il “luna park” cittadino anche per un’altra legislatura. Tutto dipenderà, come detto, da quanto incideranno le partecipate per drenare il malcontento che c’è in città. Bisognerà vedere quale sarà l’impatto dei vari giri di giostra in cantiere o già partiti per suturare il sentimento della gente che è molto distante da quello della primavera 2023. Il niente totale che c’è dall’altra parte è il money in the bank di De Luca a Taormina, una polizza che ha un peso importante. Ma se poi il sindaco insisterà con le sue dichiarazioni d’amore ai taorminesi, battezzati come “zozzoni”, “evasori” e dispensatori di “figure di m***a”, allora chissà. In amore, nell’intimità del momento di sinfonia dei sensi, la parolaccia ci può pure stare, poi però quando la luna di miele finisce, il vento può girare. Niente è scontato tra i comuni mortali, il sindaco è in controllo totale a Taormina ma poi d’altronde bisogna sempre ricordarsi che non è stata “la cicogna” ad aprire a Cateno De Luca il casello di Spisone nel 2023. Non fu il suo cerchio magico, né il sambodromo d’annata che lo accompagnano in questa gaudente stagione al timone di Taormina.

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