La retorica della grande Russia, del genocidio perpetrato da Kiev nel Donbass, l’idea che la Nato voglia espandersi ancora ed ancora ad est. C’è tutto questo nelle emissioni della propaganda del Cremlino e per la gran parte dei russi che si informano solo con la TV, è verità.
Ma se due mesi fa secondo il Levada Center il consenso per l’attacco militare contro l’Ucraina era ad oltre l’80 per cento, oggi, secondo un sondaggio dello stesso centro sociologico, l’unico indipendente in Russia classificato dalle autorità come agente straniero, il consenso scende al 73 %. Comunque numeri bulgari che il direttore del centro, il sociologo Lev Gudkov, spiega così: “In pratica c’è un blocco totale delle informazioni e la censura. Un’enorme massa della popolazione riceve notizie solo in TV. E dalla TV arriva una demagogia così aggressiva dritta verso il pubblico, bugie e propaganda, manipolazione delle immagini e suggestioni davvero molto forti. “
“Non stiamo parlando solo dell’effettivo impatto improvviso della propaganda, – continua Gudkov – la questione è molto più seria, la propaganda ha alzato i livelli che si erano sviluppati, ed erano caratteristici, dell’era sovietica: questa è la psicologia di una fortezza assediata, della lotta con l’Occidente, questo è consolidamento attorno alla leadership del Paese, in generale sembra che l’intero contesto sia tornato all’epoca sovietica: contrapporsi all’Occidente, due potenze, combattere il nemico e fare affidamento sul capitale morale acquisito con la vittoria sul nazismo”.
Fonte: Euronews


