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Il centrodestra è già oltre Schifani. La candidatura (che non ci sarà) di Manlio Messina è la conferma

Renato Schifani punta al bis ma il suo obiettivo di ricandidatura alla presidenza della Regione Siciliana per un secondo mandato è già destinato ad andare incontro allo stesso, medesimo, destino politico che nell’estate del 2022 è toccato al suo predecessore Nello Musumeci. Lo si è detto già qualche tempo fa, e la prospettiva è chiara negli ambienti politici palermitani. La storia si ripete: c’è chi è dalla parte del governatore in carica e sarebbe disponibile a sostenerlo, ma ci sono anche quelli che hanno altre idee e spingeranno per la scelta di un altro candidato.

L’ennesima conferma della prospettiva che si va delineando arriva in queste ore con la presa di posizione di Manlio Messina, il parlamentare nazionale che ha lasciato Fratelli d’Italia lo scorso luglio e che nella scorsa legislatura siciliana è stato assessore al Turismo dell’allora Giunta Musumeci.

“Qualora il candidato alla presidenza della Regione Siciliana dovesse essere ancora Renato Schifani, mi candiderò personalmente contro di lui». Il monito di Messina non lascia spazio ad interpretazioni. E’ chiaro che poi, all’atto pratico, non ci sarà la candidatura di Messina ma in buona sostanza il messaggio politico sembra un “telegramma” che parte dall’area di cui Messina faceva e alla quale, al netto della sua presa di distanze, è ancora vicino.

Ecco perché, quando arriverà il momento della stretta finale per la scelta del candidato del centrodestra ci saranno gli Aventiniani del no alla ricandidatura di Schifani, e a quel punto il centrodestra tratterà con il presidente una soluzione per arrivare al suo passo indietro. Un copione che si è già visto tre anni fa, quando Musumeci era intenzionato a correre per il suo secondo mandato ma venne poi convinto a desistere.

Alla fine della fiera si pervenne ad una intesa che consentì al presidente di uscire di scena con l’onore politico delle armi (oggi è ministro del governo Meloni) e il centrodestra mantenne la sua unità, evitando spaccature “fatali” che hanno portato alla sconfitta nel 2012, quando – come si ricorderà – scesero in campo proprio Musumeci e Gianfranco Micciché. Finirà così anche stavolta? La probabilità esiste ed è anche abbastanza alta.

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