Partito Democratico sempre più in fermento e leadership di Elly Schlein sempre più appesa ad un filo che rischia di spezzarsi già all’indomani del referendum del 22 e 23 marzo in caso di vittoria del Sì.
A detonare una situazione di instabilità interna al partito è stato l’addio di Elisabetta Gualmini, l’europarlamentare che ha lasciato i dem per aderire ad Azione, con Carlo Calenda. “Il PD è mutato con Schlein. Sono tornata a casa”, ha detto Gualmini, spiegando poi l’addio con una eloquente riflessione: “E’ stata tagliata fuori la cultura del riformismo”. Nei dem c’è un fronte che vuole votare Sì al referendum ma Schlein ha dato disposizione di votare No per andare allo scontro con Meloni, al di là del merito. Una posizione intransigente che ha scatenato aspre contestazioni alla segretaria e che trova concordi diversi esponenti del PD nel ritenere che non possa essere questa la linea per dare una svolta al campo largo e candidarsi alla guida del Paese.
Ed ecco che alle spalle o all’ombra di questi malumori si affaccia sempre più forte e prende quota la posizione di Silvia Salis, la sindaca di Genova considerata da più parti come la figura in grado di dare uno scossone al centrosinistra e mettere insieme le varie anime del fronte avverso al centrodestra per il duello con Giorgia Meloni.
Ora il referendum diventa già uno spartiacque per Schlein, che potrebbe perdere la segreteria del PD ma soprattutto la chance di andare a sfidare lei la Premier alle Politiche del 2027.


