Dal fascino del cielo aperto di un teatro greco-romano alle luci al neon di uno studio di Cinecittà. L’attore catanese Gino Astorina riaccende i riflettori sui David di Donatello, rievocando gli anni d’oro in cui la cerimonia andava in scena al Teatro Antico di Taormina. In un duro ma pungente confronto tra il passato “spettacolare” e il presente “modulare”, l’artista fa una riflessione su quella “migrazione” che ha tolto un panorama unico al cinema italiano per rinchiuderlo in uno studio di posa.
“C’è una cosa curiosa che mi succede ogni anno quando si avvicinano i David di Donatello. Non penso ai film premiati, alle polemiche o ai favoriti… No. Io penso al Teatro Greco di Taormina”, afferma Astorina.
“Perché per quasi vent’anni l’“Oscar italiano” si consegnava lì. Non in uno studio televisivo con luci al neon e sedie pieghevoli, ma in un anfiteatro sospeso tra mare, storia e tramonto. Una cosa talmente spettacolare che perfino gli attori di Hollywood arrivavano in Sicilia con l’aria di chi ha finalmente capito dove si dovrebbe fare il cinema”.
“Immaginate la scena: il teatro illuminato, il profilo dell’Etna in lontananza, migliaia di candeline, il pubblico elegante… e le star internazionali che probabilmente pensavano: “Ma scusate, perché noi gli Oscar li facciamo dentro un teatro chiuso a Los Angeles?”, prosegue l’artista catanese.
“Poi però dev’essere successo qualcosa. Forse qualcuno ha avuto un’illuminazione geniale: “Sapete cosa manca a questa cerimonia? Un bel capannone televisivo”. Ed ecco che i David migrano negli studi di Cinecittà”.
“Via il cielo sopra la testa. Via il panorama. Via il fascino millenario di un teatro greco. Dentro un perfetto studio di posa: aria condizionata, scenografia modulare, e quella romantica atmosfera da assemblea condominiale ripresa da tre telecamere. Insomma, avevamo la cerimonia più cinematografica del mondo e l’abbiamo trasformata nella più televisiva possibile”.
“Il progresso, evidentemente. Anche se ogni tanto viene il sospetto che gli antichi greci, seduti su quelle gradinate di pietra duemila anni fa, avessero capito qualcosa di spettacolo… un po’ meglio di noi”, conclude Astorina.


