Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, torna a commentare le nuove indagini sul caso Garlasco e ancora una volta le sue parole accendono la polemica. “Ad un certo punto bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi“, aveva detto nei giorni scorsi Nordio, che ora si ripete e anche in questa circostanza rincara la dose rispetto a quella posizione.
Nordio definisce “estremamente difficile” la possibilità di ricostruire i fatti e accertare le responsabilità a distanza di molti anni (18 nel caso specifico, ndr) dai fatti accaduti. Il ministro parla, inoltre, del rischio di un “doppio errore giudiziario” in assenza di certezze.
“Ricostruire la responsabilità di una persona dopo venti o trent’anni è una cosa estremamente difficile – ha dichiarato Nordio a “Porta a Porta” –. Le prove chimiche o biologiche, come quelle del Dna, non sono di facilissima ricostruzione e rischiano di perdere valore nel tempo”. “Dal mio punto di vista è sempre necessario rivedere un processo dove c’è una persona condannata se emergono nuove prove che dimostrano la sua innocenza”, ha poi aggiunto l’esponente del governo Meloni.
“Non è mai abbastanza tardi per rimediare un errore giudiziario – ha spiegato Nordio -. Mentre per trovare un responsabile di un reato commesso molti anni addietro, le indagini sono molto difficili. E addirittura passato un certo periodo di tempo, bisogna anche rendersi conto che la giustizia non è più in grado di ricostruire la verità. In questo caso noi ci troviamo di fronte a una situazione paradossale. O è vera la prima indagine, e allora in questo secondo momento c’è una persona che sta subendo una indagine costosissima in termini umani, finanziari e di immagine che gli rovinerà la vita. Oppure è vera la seconda ipotesi e allora quel poveretto che è stato incarcerato per dieci anni – se fosse in ipotesi innocente – ha subito un’ingiustizia colossale”.


