Il giallo di Garlasco continua a tenere banco e sui misteri di questa vicenda è intervenuto a “Cloud” su RaiNews il dott. Matteo Fabbri, Genetista forense e docente della Sezione di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Ferrara e già consulente tecnico della difesa Stasi, nel corso del processo che ha visto la condanna di Alberto Stasi (periodo 2007-2014).
“E’ stato individuato e rilevato il cromosoma Y che viene trasmessi da un padre a tutti i figli maschi, che segue il cognome di una persona di sesso maschile. Individua un gruppo ristretto di persone e poi, dal punto di vista investigativo, escludendo il nonno e poi anche il padre, la matematica ci porta ad individuare un unico soggetto di questa linea individuata”.
E’ pensabile che possano anche esserci altri soggetti che potrebbero essere stati individuati e che magari per il segreto dell’indagine in corso non sono stati divulgati e resi noti? “Sono state individuate – ha risposto a tal proposito Fabbri – delle caratteristiche genetiche attribuite nella linea di Sempio ma ricordo che all’epoca erano presenti anche altre caratteristiche alleliche estranee rispetto a questa linea familiare. Caratteristiche genetiche che, per dovere tecnico e accademico, possono essere riferibili a soggetti diversi così come ad un materiale che viene captato e che rimane in via frammentata sui margini ungueali, che come sappiamo sono reperti che captano e raccolgono nelle nostre giornate il materiale di una persona con cui ci scambiamo una stretta di mano piuttosto che con la quale abbiamo un contatto”.


