Momento di forte tensione in tv, sul caso Garlasco, nella puntata del 7 novembre di “Quarto Grado”, su Rete 4, tra il Generale Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma e dall’avv. Fabrizio Gallo, legale di Massimo Lovati. Lo scontro tra i due si è scatenato sulle provette contenenti le unghie di Chiara Poggi ed i relativi accertamenti a suo tempo eseguiti dai Carabinieri del Ris nell’ambito del delitto di Chiara Poggi.
In un servizio trasmesso dal programma di Rete 4 condotto da Gianluigi Nuzzi, è stato ricordato che il medico legale incaricato di esaminare il corpo della vittima al tempo, a suo tempo ha repertato le unghie singolarmente ma le ha divise per mano: in un contenitore i margini ungueali della destra e nell’altro quelli della sinistra. I reperti sono stati poi conservati poi in un frigo congelatore all’Università di Pavia.
Il 17 agosto le due provette vengono prese in custodia dai Carabinieri di Vigevano e trasmesse ai RIS di Parma, che le analizzano poi il 4 settembre. Le unghie di Chiara vengono fotografate e ispezionate, ma prima gli uomini del RIS cercano di fare ordine, perché, avendo il medico legale messo i margini ungueali della stessa mano in un unico contenitore, senza alcuna separazione, non si sa più a quale dito appartengano. Il Ris cerca quindi di effettuare l’accoppiamento migliore, mettendoli in ordine e associando un numero a ciascun frammento: dall’1, per indicare il pollice, al 5 per il mignolo. Poi vengono tutti tamponati alla ricerca di materiale genetico, fatta eccezione per il quinto dito della mano destra.
Una volta terminate le analisi, le unghie di Chiara vengono messe in 10 micro provette distinte. Il 6 dicembre il RIS di Parma restituisce tutti i reperti ai Carabinieri di Vigevano che, lo stesso giorno, li trasferisce al medico legale. Restano all’Università di Pavia per sette anni, fino al 14 maggio 2014, quando vengono consegnate al genetista incaricato di analizzare le unghie della vittima. A quest’ultimo però arrivano solo 9 provette: a mancare all’appello sono i margini ungueali abbinati al mignolo della mano sinistra.
E qui, nel dibattito sul caso Garlasco, si sono accesi i toni in studio. Il Generale Garofano ha letto la relazione del 2007 fatta dal RIS di Parma, con riferimento alle unghie della mano sinistra: “I margini ungueali consistevano in 6 frammenti e vengono fatte 5 provette, quindi cinque unghie vengono considerate utili per la tamponatura”. Sulla mano destra, invece, c’è scritto che “viene effettuato un prelievo per ciascun dito, tamponando l’interno dei frammenti descritti, tralasciando i frammenti minuti. Vengono costituite 4 provette”. Quindi – dice Garofano – all’origine ci sono 9 provette: “I miei colleghi hanno fatto la scelta di prediligere i frammenti minuti che avrebbero dato un risultato e per questo le provette sono 9”. Dalla relazione però non si evince che fine avesse fatto la decima unghia. Gianluigi Nuzzi chiarisce: “Quindi non c’è un mistero”.
A quel punto l’avv. Gallo ha detto: “E’ un po’ strano che manchi l’unghia, forse era il dito dove ce n’era di più? Io ipotizzo eh”. Poi Brindani chiede: “Ma questi frammenti minuti sono stati buttati? Perché se non sono stati buttati da qualche parte devono esserci, altrimenti hanno ragione quelli che dicono che manca una provetta”. Ma Garofano difende a spada tratta il lavoro dei suoi uomini di allora: “Io respingo tutte le critiche fatte al RIS, perché abbiamo fatto il massimo che potevamo fare. Voglio difendere i miei colleghi totalmente e invitare chi critica, come tanti opinionisti e giornalisti che non conoscono le regole di un sopralluogo e della valutazione dei reperti, a ragionare su quello che si fa o non si fa”.
E l’avvocato di Lovati ha lanciato un’altra bordata sull’operato del Ris nel caso Garlasco: “Errori ce ne sono stati Generale, dai!”, e Garofano ribatte: “La prego, ma chi è che non sbaglia? Ma la prego, allora vada lei a fare il sopralluogo. Lo insegni lei ai Carabinieri”. Qui la discussione s’infiamma: “Non so fare i sopralluoghi, ma ha detto il maresciallo che sulla scena del crimine praticamente c’era il mercato di Vigevano! Ma dai! Non conosco una scena del crimine, ma non si sta lì!”, dice Fabrizio Gallo. Garofano risponde: “Se non la conosce, allora non parli, per favore. Si astenga dal fare commenti critici che non hanno nessun fondamento!”. Ma l’avvocato di Lovati mette il carico da 90 e aggiunge: “E infatti si è visto chi è il colpevole… lei li difende perché ha comandato quel corpo, però se chiede a un’oste se il vino è buono…”.
Garofano ha risposto per le rime, a difesa del Ris: “Erano l’élite! Non ha titolo a parlare. La prego, si occupi dell’avvocato Lovati”. A quel punto Gianluigi Nuzzi ha difeso Gallo: “No, che non abbia diritto di parlare non è vero. E’ un nostro ospite e se vuole parlare…”. Ma Garofano ha proseguito: “Non ha diritto di parlare nel momento in cui critica cose che non conosce”. Il conduttore cerca di ‘placarlo’ e lo fa con fermezza e altrettanta pacatezza: “Come no? Tutti hanno diritto di parlare nello stesso modo! E’ un operatore del diritto e se vuole esprimere delle opinioni in maniera pacata lo fa”. Allora Gallo ha ribadito al Generale Garofano: “Orrori ed errori sono stati fatti sicuramente dagli inquirenti, magari non dal RIS, ma comunque dagli inquirenti!”.
Garofano ha insistito: “Io la ringrazio molto e la invito a parlare dell’avvocato Lovati. Lei ha il mandato per l’avvocato Lovati, non critichi cose che non conosce”. Nuzzi ha espresso nuovamente il suo disappunto al Generale: “Non fa una bella figura a trattare così i nostri ospiti, Generale, me lo faccia dire. L’avvocato ha fatto una sua osservazione, magari sbagliata, però è un’operatore del diritto, un avvocato che ha una sua competenza e che, tra l’altro, rappresenta una persona che fino all’altro ieri era un suo committente, l’avvocato Lovati”.


