Nell’inchiesta sul delitto di Garlasco a suo tempo condotta, sarebbe stato commesso un grave errore che rischia di compromettere i nuovi accertamenti ora in corso. La scena del crimine sarebbe stata alterata in diversi elementi, tra i quali l’impronta 33 che probabilmente conteneva il materiale generico dell’assassino di Chiara Poggi.
“C’è un caso nel caso – evidenzia il documentarista e reporter investigativo, Luigi Grimaldi -. L’impronta 33 corrisponderebbe all’appoggio di qualcuno che sta spostando un peso verso il fondo della scala e si appoggia lì. Si vede che quella impronta con la strisciata della mano si vedeva già a occhio nudo. Il Ris arriva e fotografa quella impronta e poi il pm chiede a Stasi se si fosse appoggiato per guardare giù dalla scala con la mano sulla parete destra. E lui dissi di non essersi sporto così avanti o semmai di essersi eventualmente appoggiato sul lato sinistro. Traccia carica di materiale biologico ma hanno spruzzato la ninidrina prima di raccogliere un tampone. Se li fosse stato un dna misto su quell’impronta, con quello cioè di Chiara e di un’altra persona, ci sarebbe stato lì quello dell’assassino. Invece hanno grattato una parte dell’intonaco per raccogliere materiale in provetta. Ma la ninidrina con il materiale murale non funziona più e dà falsi negativi. Hanno compromesso sia la possibilità di ricavare il sangue sia anche il dna. Anche dalla foto si vedere bene che c’era un forte carico di materiale biologico. Sulle 14 impronte rilevate nella scala, quella era la più fresca e con la reazione più forte. Era carica di materiale biologico”.


