Il campo largo non decolla ma ora le tensioni spostano il baricentro sul confronto tutto interno al PD che mettono in discussione la linea politica della segretaria Elly Schlein e la sua leadership nel partito e quindi nella coalizione che dovrebbe contrapporsi al centrodestra.
“La decisione sul No deciso alla riforma Nordio e quindi al referendum del prossimo 22 e 23 marzo – scrive Il Dubbio – . La mancata presa di posizione sull’intervento dei pro-Pal nelle università per impedire di parlare prima a Emanuele Fiano, poi a Giorgio Gori. Ma anche le critiche al senatore Graziano Delrio per il suo testo contro l’antisemitismo e il continuo rinvio della Direzione nazionale del partito, che finalmente dovrebbe tenersi la prossima settimana. Sarà una resa dei conti, visto che se quelli dei riformisti dem erano fino a qualche tempo fa mal di pancia tipici di un partito plurale e pluralista come il Pd, nelle ultime settimane si sono trasformati in vere e proprie prese di posizione contro la segretaria Elly Schlein, accusata di essersi rinchiusa in una torre d’avorio e di non dare la giusta considerazione alla minoranza”.
«La richiesta di convocare la direzione nazionale è, per noi, la dimostrazione della volontà di fare una discussione politica dentro il Pd e dimostra che questo confronto politico lo vogliamo portare negli organismi dirigenti del partito – ha detto Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo – L’unità tanto invocata, spesso anche a sproposito, nasce dalla fatica della discussione, ma se non c’è un luogo per avere questo confronto, non c’è nemmeno l’unità: rimane solo l’unanimismo che si fonda sulla fedeltà al capo».
Malumori sono stati espressi anche da Sandra Zampa, che ha contestato la scelta di sostenere il No al referendum, chiedendosi chi l’abbia presa. E poi si arriva anche alle perplessità dell’ex ministro Graziano Delrio, altro big del PD.
Non è un segreto che Romano Prodi sia convinto che non sia questa la strada per battere Giorgia Meloni. Ancora più significativo il pensiero dell’ex premier Paolo Gentiloni: “Allo stato attuale il campo largo non può essere un’alternativa”. La visione di un Partito Democratico troppo spostato a sinistra non piace a una buona parte dei democratici.
Oltre alla campana Picierno, risulterebbero avere altre idee rispetto alla strada intrapresa dalla segretaria dei Dem anche altri esponenti di rilievo del PD, come l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, l’eurodeputato Giorgio Gori, l’ex capogruppo al Senato Simona Malpezzi e l’ex ministra Marianna Madia.
In “agguato”, pronto ad approfittare delle tensioni interne che indeboliscono la posizione di Schlein, c’è anche e soprattutto uno “spettatore interessato”: l’alleato Matteo Renzi, che dopo il suo ritorno nel centrosinistra ora punta a consacrare la discesa in campo della figura che ritiene possa essere quella giusta per federare le varie anime della sinistra e per guidare la sfida a Giorgia Meloni: la sindaca di Genova, Silvia Salis. E se il referendum sulla riforma della giustizia dovesse sorridere al governo il 22 e 23 marzo, a quel punto Renzi potrebbe accelerare il suo piano per “detronizzare” Schlein e mettere in campo il ribaltone politico al vertice del campo largo.


