“Il codice identificativo nazionale è uno strumento utile, che auspichiamo contribuisca alla bonifica di un mercato che purtroppo è ancora inquinato da situazioni sommerse, illegali o borderline”. Così Federalberghi lancia il suo auspicio nel giorno in cui parte il Cin, il Codice Identificativo Nazionale, nato per regolare il mercato degli affitti brevi ma che interessa tutte le strutture ricettive in generale.
La novità sarà importante ed impattante anche nel territorio di Taormina e del primo polo turistico siciliano, cuore dell’ospitalità nel Sud Italiano e dove da tempo Federalberghi lotta per il contrasto al fenomeno della concorrenza sleale alle attività del settore.
Sul sito internet istituito dal Ministero del Turismo (CLICCA QUI) è possibile monitorare in tempo reale lo stato di avanzamento nei vari territori. “Il Cin nazionale – spiegano gli albergatori – sarà utilizzato anche sul fronte della trasparenza fiscale. La legge di bilancio 2025, in vigore da ieri, ha infatti previsto l’indicazione del Cin nelle dichiarazioni fiscali e nella dichiarazione unica nonché nelle comunicazioni concernenti le transazioni effettuate sui portali, che gli intermediari devono inviare annualmente all’Agenzia delle Entrate”.
Alle 8:30 di questa mattina, quasi l’80% delle strutture ricettive e degli appartamenti registrati nella banca dati delle strutture ricettive (oltre 451 mila su 571 mila) risultava in possesso del Codice identificativo nazionale (Cin). Nella provincia di Messina sono sin qui 6.198 le strutture (79,85%) che si sono registrate, 4.949, di cui 142 in verifica.
Federalberghi e le associazioni territoriali degli albergatori, con il supporto del ministero del Turismo e delle Regioni, “hanno fornito assistenza a migliaia di strutture che risultavano prive del codice, assistendole nel percorso di perfezionamento della pratica”.
Le difficoltà riscontrate, spiega Federalberghi – sono in prevalenza attribuibili alle imprecisioni contenute nei data base che hanno alimentato la banca dati nazionale. Ad esempio, se gli estremi della struttura o del titolare non sono esatti o aggiornati, il sistema non consente l’abbinamento automatico delle richieste. Tra le strutture che mancano all’appello ci sono anche casi di “falsi negativi”, dovuti alla presenza in data base di record duplicati, con la prima posizione già in possesso del Cin e il doppione che all’apparenza risulta privo”.
La sanzione, ricordano gli albergatori, varia da euro 800 a euro 8.000 in caso di strutture o immobile privi di Cin e da euro 500 a euro 5.000 in caso di mancata esposizione del Cin all’esterno dello stabile in cui è collocato l’appartamento o la struttura o di mancata indicazione del Cin in ogni annuncio ovunque pubblicato e comunicato.
E’ inoltre prevista una sanzione da euro 500 a euro 5.000 a carico dei soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e dei soggetti che gestiscono portali telematici, da applicarsi in caso di mancata indicazione del Cin in ogni annuncio ovunque pubblicato e comunicato. “Nell’invitare i ritardatari a non indugiare, si confida che il periodo di rodaggio sia ispirato da un principio di ragionevolezza, salvaguardando la posizione di tutti coloro che, pur non essendo ancora in possesso del Cin, possano dimostrare di aver presentato la richiesta”, conclude in una nota Federalberghi.


